Una Promessa è una Promessa - seconda parte -

Lun, 16/01/2017 - 08:08 -- Fabio Borselli

 

Allora Daniele, sei pronto?

Naturalmente avrai capito che quanto detto fino a ora e quanto sarà detto da ora in avanti vale per il baseball allo stesso modo che per il softball:

le distanze e "gli attrezzi"  da softball sono commisurati così bene al baseball che velocità e tempi sono, praticamente, identici (salvo piccole differenze non rilevanti).

Fatta anche questa precisazione...

Per arrivare a capire cos’è quel qualcosa che abbiamo scoperto impedire ai battitori di “colpire la palla con tutta la propria FORZA” (come detto nella prima parte di questa lunga dissertazione) non possiamo fare a meno di dare una scorsa (veloce e il meno noiosa possibile, stai tranquillo…) ad alcuni concetti di fisiologia e biomeccanica.

È pur vero che, purtroppo, non è possibile semplificare e sintetizzare troppo le “conoscenze di base” perché significherebbe trascurare aspetti fondamentali nella comprensione di questa capacità motoria, che è, invece, estremamente complessa.

Partiamo da questa affermazione:

“la FORZA muscolare è una qualità fondamentale per eccellere nelle discipline sportive in cui sono richiesti movimenti balistici”.

Questo assunto credo che sia, ormai, patrimonio dell’umanità e difficilmente contestabile.

Così come è difficilmente contestabile che Baseball e Softball rientrano nella classificazione di sport in cui sono richiesti movimenti balistici.

Parlare di FORZA non è un compito né semplice né facile, così come non è né semplice né facile programmare “l’allenamento della FORZA”.

Cominciamo col definire che cos’è la FORZA muscolare.

La FORZA muscolare può essere definitae come la capacità che i componenti intimi della materia hanno di contrarsi.

Questa definizione data dal prof. Carlo Vittori (ho parlato di lui in questo post) mi piace molto di più di altre, forse più “sportive”.

Personalmente credo che la FORZA debba essere considerata l’unica capacità condizionale “pura”.

VELOCITA' e RESISTENZA sono capacità derivate dal “come”, dal “quanto” e da “in che modo” la FORZA viene applicata.

Ora, caro Daniele, devo per forza diventare didascalico e  parlarti dei Tipi di FORZA, già, perché di FORZA ci sono varie “espressioni”, classificate, guarda un po’, in base al TEMPO…

La mia preferita è quella di Harre che distingue:

  • la FORZA MASSIMALE che è la forza più elevata che il sistema neuromuscolare è in grado di sviluppare con una contrazione muscolare volontaria. Prevale la componente carico a scapito della velocità d'esecuzione.
  • La FORZA VELOCE che è la capacità del sistema neuromuscolare di superare una resistenza con una elevata rapidità di reazione. Prevale la componente velocità a scapito del carico.
  • La FORZA RESISTENTE che è la capacità dell'organismo di opporsi alla fatica durante prestazioni di FORZA di lunga durata.

Questa classificazione fornisce una prima indicazione sul quale “tipo” di FORZA dovrebbe essere allenata nei giocatori di baseball.

Sfortunatamente non è così semplice, infatti anche parlando di FORZA veloce c’è bisogno di una ulteriore classificazione legata ai tempi di applicazione:

  • FORZA rapida (da 0 a 150 millisecondi);
  • FORZA esplosiva (da 150 a 300 millisecondi );
  • FORZA dinamica (da 300 a 700 millisecondi);

Questo ci dice che, della FORZA veloce, nel baseball e nel softball, siamo in grado di utilizzare solo la componente RAPIDA e, in parte quella ESPLOSIVA (lo swing dura solo 150 millisecondi) mentre la FORZA DINAMICA e la FORZA MASSIMA (che si esprime da 700 millisecondi in poi) si “mettono in moto quando le cose sono già successe”.

Daniele, purtroppo per te, la parte “noiosa” non è ancora finita e ci serve un’altra definizione, quella della POTENZA MUSCOLARE, che è (o dovrebbe essere) la “grandezza da allenare” nel baseball e nel softball.

La formula che segue descrive la potenza meccanica che è pari al prodotto della forza applicata per velocità di spostamento che produce.

Banalmente, a partire da questa formula si può dedurre la chiave del possibile incremento della prestazione in ogni disciplina sportiva:

posso aumentare la POTENZA aumentando la FORZA oppure la VELOCITA’.

La scelta migliore parrebbe, quindi, quella di aumentarle entrambe, anche se è la cosa più difficile da fare.

Di questo parleremo nella terza parte…

 

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Una Promessa è una Promessa - prima parte -

Lun, 09/01/2017 - 08:08 -- Fabio Borselli

 

Daniele, accipicchia! Sappi che tutto questo è colpa tua!

Dunque, cominciamo.

Il mio amico Daniele, guardando con occhi da “neo allenatore” (a proposito: complimenti a lui e a tutti i suoi compagni di corso!) un grafico molto simile a questo:

 

 

che racconta i “tempi di espressione della FORZA” (ma non solo…) se n’è uscito con questa affermazione:

“ma allora, i battitori, riescono a battere fuoricampo non utilizzando TUTTA la propria FORZA!”

Non vorrei togliere suspense… Ma, detta in soldoni, è proprio così!

Daniele, intuitivamente, da esperto praticante, ha capito tutto e lo ha capito subito.

Quello che voglio provare a spiegargli è il perché la sua affermazione è vera e quanto il saperlo dovrebbe fare la differenza nel modo di allenare un battitore.

La domanda da cui dovrebbe nascere tutto è:

“quanto dura uno swing?”

Quanto tempo impiega il battitore a “girare la mazza”? Da quando l’attrezzo inizia a muoversi a quando colpisce la palla, quanto tempo passa?

Ho cercato un po’ e la risposta più precisa che ho trovato è questa, contenuta in un articolo sul sito www.popularmechanics.com (questo il link all’articolo originale) che fa riferimento a molte delle ricerche svolte da DAN RUSSELL e pubblicate, dall’autore, sulla pagina web Physics and Acoustics of Baseball and Softball Bats (una vera e propria “miniera d’oro” se si cercano informazioni su tutto quello che palla e mazza fanno quando si scontrano in un campo da baseball o da softball…):

“Una fastball a 90 mph raggiunge casa base in circa 400 millisecondi.

Il battitore ha appena un quarto di secondo (250 millisecondi) per identificare il lancio, decidere se provare a colpire la palla e avviare il processo:

si prende 100 millisecondi per vedere la palla, e 75 millisecondi per identificarne rotazione e velocità in modo da capire dove finirà del lancio.

A questo punto gli rimangono altri 50 millisecondi per decidere se e come girare la mazza e altri 25 millisecondi se ne vanno per la trasmissione degli impulsi e iniziare il movimento.

 Lo swing dura, quindi, 150 millisecondi.”

Questo disegno racconta bene tutta la storia…

 

A questo punto è chiaro che, leggendo attentamente i tempi riportati sul grafico e confrontandoli con il “tempo swing”, l’affermazione di Daniele è confermata e incontrovertibile:

“i battitori, riescono a battere fuoricampo non utilizzando TUTTA la propria FORZA!”

In che misura questa FORZA non sia TUTTA lo dice, ancora, l’articolo citato:

"i giocatori di Baseball in Major League hanno una massa media di 5.125 once e contro una fastball a 90 mph possono imprimere alla mazza una velocità di  110 mph.

Utilizzando la seconda legge del moto di Newton, Russell ha calcolato che lo swing di un giocatore professionista scarica 4.145 libbre di FORZA sulla palla.

Così come quantifica il picco di FORZA ben oltre le 8.300 libbre”.

C’è, evidentemente, qualcosa che impedisce al battitore di mettere TUTTA la propria FORZA sulla palla.

Di questo qualcosa, caro Daniele, parleremo più avanti, devi avere pazienza…

 

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Warm-Up

Mar, 03/01/2017 - 08:08 -- Fabio Borselli

 

Quando, una trentina di anni fa (qualcuno in più, in realtà) ho cominciato a studiare per “diventare” allenatore c’era una “certezza certa” che suonava, più o meno, così:

“gli atleti devono capire che, SOLO  riscaldandosi, si evitano gli infortuni".

Di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia da allora e le evidenze scientifiche dovrebbero aver messo fine ai “sentito dire” e alle leggende che, da sempre, colorano il mondo dello sport.

Purtroppo, certe “inesattezze” hanno vita propria e sono dure a morire. Purtroppo, queste “inesattezze” sopravvivono in misura maggiore nell’ambiente del baseball e softball dove, troppo spesso, il “circa e pressappoco” sono le parole d’ordine.

Credo che ormai sia chiaro per tutti che il riscaldamento, da solo, non possiede nessuna capacità taumaturgica e che per evitare di “farsi male” è necessario che tutto, riscaldamento compreso, sia fatto con la massima cura e attenzione (e a volte…).

Ne avevo già brevemente parlato in questo post del 2013, torno a parlarne adesso perchè l'argomento è venuto fuori in un corso per tecnici di base e mi sembra che sull'argomento ci sia un po' di confusione.

Il riscaldamento, serve principalmente, non c’è un  modo meno banale di dirlo, a riscaldare.

Riscaldare “letteralmente”, nel senso che deve portare un innalzamento della temperatura corporea di uno o due gradi. Questo innalzamento di temperatura ha alcune conseguenze fisiologiche, indispensabili per la pratica sportiva:

  • aumento della fluidità del sangue;
  • aumento dell’elasticità muscolare;
  • aumenta dell’elasticità tendinea;
  • raggiungimento della viscosità ideale del liquido sinoviale (il lubrificante presente nelle articolazioni;
  • stimolazione ormonale;
  • Attivazione dei meccanismi interni di smaltimento delle scorie e di re-sintesi delle riserve energetiche.

Non voglio però diventare noioso e fare una dotta disquisizione sulle “modificazioni fisiologiche indotte dal riscaldamento” (per chi vuole approfondire ci sono un paio di ottimi articoli, qui e qui) ma provare a capire, praticamente, cosa fare e come fare per “riscaldarsi bene”.

Il problema, secondo me, a questo punto, è:

“cosa facciamo fare a Giacomino, dodicenne di belle speranze, che viene al campo per giocare a baseball, per riscaldarlo?”

Da quello che vedo girando per campi e da quello che sento parlando con i tecnici, la norma è:

un paio di giri di campo, stretching statico (oltretutto eseguito in malo modo), una serie di esercizi, più o meno, pertinenti, i “gesti tecnici propri del baseball e del softball” eseguiti, più o meno, a una velocità molto inferiore a quella “di gara”… Poi “scatti” e, infine, “palleggio”, a coppie, a basso voltaggio…

Se va bene, qualche illuminato, inserisce esercizi “di agilità”, usando (direi molto spesso a sproposito) conetti, scalette e piccoli ostacoli.

Va bene? È sufficiente? Annulla o risolve il “pericolo infortuni”?

Secondo me no, non va affatto bene! E non perché non alzi la temperatura corporea, ma perché non “prepara” Giacomino ad allenarsi o, peggio (visto che spesso è lo stesso riscaldamento sia per l’allenamento che per la gara) a giocare una partita.

Il riscaldamento, sempre secondo me, specie per i bambini, specie per chi non fa sport di professione dovrebbe essere innanzitutto un modo per attivare, per far “mettere in moto la mente”, per stimolare quelle capacità mentali e motorie che servono per “superare una linea”:

di là c’è il “mondo normale”, di qua c’è “lo sport, la gara, la competizione”… Non si può pensare di passare “di qua” portandosi dietro pensieri, atteggiamenti e comportamenti del “mondo di là”

Ecco perché ogni fase del riscaldamento dovrebbe essere, competitiva, ad alta intensità, coinvolgente e dovrebbe aiutare l’atleta ad accendere la sua mente da “giocatore” che è diversa da quella “da studente” o da “quello che volete”.

Ecco perché le intensità delle esercitazioni dovrebbe essere, da subito, vicina, se non uguale a quella che affronterà poi, in allenamento e in gara.

Ecco perché vorrei che si cominciasse a competere, quindi a vincere o a perdere, dal primo momento dell’allenamento.

E sono certo che anche per gli atleti “grandi”, “evoluti”, un riscaldamento che non sia solo routinario, ma subito “in situazione”,  possa essere una valida alternativa alle “solite quattro cose che si fanno per far passare il tempo prima di…”

Chiudo con una domanda:

“siamo veramente convinti che per prevenire gli infortuni, riscaldarsi a velocità, intensità e ampiezza esecutiva inferiori a quelle usuali per il baseball e il softball, oltre che blandamente concentrati  e attenti a quello che succede intorno (quando va bene) sia, davvero, una buona idea?”

 

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“L’ULTIMO INNING” di Niccolò Brusini (3 di 3)

Ven, 30/12/2016 - 08:08 -- Fabio Borselli

 

Terzo e ultimo appuntamento con il racconto di NICCOLO' BRUSINI sullo SPEAKER'S CORNER di SOFTBALL INSIDE.

***

Il suono della mazza che colpisce la palla è uno dei suoni che preferisco. In assoluto. Non è un rumore. E' un dolce suono.

Ed ora l'ho sentito. La battuta è lunga. Alta. Troppo alta. Sono tre secondi che durano troppo.

VAI, VAI, VAI!!! eliminata. Eliminata ma un altro punto entra. ecco la parità 4 a 4 .

O si vince o si perde. Non esiste il pari; è il suo bello. In un film esiste "o piove" ma oggi è caldo. Troppo caldo per piovere.

- Giò, lo sai che devi fare? Portami a casa 'sta vittoria.

Mi sorride tesa. Lei lo sente che andrà bene. O almeno lo fa credere, o lo vuole credere. Io no. Sensazione di merda. Caldo. Troppo caldo.

- Brava Madda, hai fatto entrare il punto. Bene così.

Le sorrido. Sorrido a Cinzia che entra in battuta. Concentrata. Mi guarda. Segnali. Ora sta a lei contro il mondo.

Primo lancio. Perfetto. Cazzo mi stai immobile… Non posso però darle ancora più tensione di quella che vive già. Dai, la tua. Ce la fai. Lancio. Nulla. Ball. Respira. Cazzo ho sete.

Respiriamo entrambe. Tutti nuovamente posizionati. Io al mio posto. Come sempre. Come da trent'anni. Trentadue. Ora non posso fare altro che aspettare.

Solo. Lei è sola contro il mondo. Io soltanto solo. E vorrei tanto avere il mondo davanti. Ah quanto lo vorrei.

La lanciatrice lascia la palla. Un attimo. Un gesto mille volte visto.

Un suono. Mille volte sentito. VIA, VIA, VIA SU TUTTO...

Già, su tutto… Ela palla stavolta è alta. Non troppo alta. Ma va lontano… Così lontano che… È fuoricampo. Incredibile.

Come se mi avessero sparato con un razzo sulla Luna. O quando col mare mosso prendi le onde alte come te, in piedi sulla riva.

Urla. Gioia. Dolore. Colore. Buio. Tutto. E' tutto. E' il tutto. Piange. Lei come me. Come tutti. La mia ultima partita. Sarò ricordato.

Le ragazze si abbracciano tutte. Io faccio quello che ho fatto sempre. Vado a sostenere le ragazze sconfitte.

Provo.

Ma sta solo a loro adesso capire cosa è importante e cosa è fondamentale. Cosa è la vita vera. Lo faccio un po' per loro e un po' per levarmi dall'imbarazzo di scoprimi non coinvolto abbastanza dai miei giocatori in festa.

Sempre avuto questo timore.

Per me oggi era fondamentale essere ricordato. Questo. La mia ultima partita. Le ragazze festeggiano. Io resto in disparte. Come sempre. Solo.

Mi vengono a prendere. Mi lanciano in aria. Piango e soltanto io so perché. Ma è giusto così.

Loro hanno vinto.

Io le ho felicemente accompagnate.

Per l'ultima volta.

                                           Niccolò Brusini

 

questo il link alla prima parte          questo, invece, il link alla seconda parte

 

 

La Stagione Perfetta

Lun, 26/12/2016 - 14:06 -- Fabio Borselli

 

Magari non ve ne siete accorti, magari si… In ogni caso “repetita juvant”

La settimana scorsa, dopo un anno dal suo inizio, si è conclusa LA GANG DEGLI ATOMICS la prima GRAPHIC NOVEL di CASA BASE, il baseball a fumetti (se ve la siete persa potete fare ammenda e leggerla tutta d’un fiato seguendo questo link).

Chi segue le avventure degli ATOMICS sa già che io e Sauro siamo stati letteralmente “presi in ostaggio” dai personaggi della saga che, a un certo punto, stanchi del piccolo e ristretto spazio delle loro strisce, hanno voluto che si raccontasse di loro in una storia un po’ più lunga.

LA GANG DEGLI ATOMICS è stato un esperimento (speriamo riuscito) per capire se gli autori “avessero fiato” per correre più a lungo e se, nel contempo, i personaggi avessero lo spessore per “reggere qualcosa di più”

A noi, pur con tutte le difficoltà e i nonostante i difetti che la prima GRAPHIC NOVEL di CASA BASE dimostra, l’esperimento è piaciuto e, scusate l’ardire, pare riuscito!

La scrittura de LA GANG DEGLI ATOMICS è stata velocissima, la sua sceneggiatura un po’ meno e la fase di realizzazione (disegno e coloritura) è stata, invece, lunga e articolata.

Realizzare questo “racconto” è stato un vero e proprio viaggio:

se le idee e la storia erano “incise nella pietra” la tessa cosa non si può dire dei personaggi, sia dal punto di vista grafico che caratteriale. Ognuno dei protagonisti della storia è, infatti, uscito trasformato dalla stessa, sia fisicamente (basta guardare la differenza tra le prime e le ultime pagine della NOVEL) che, soprattutto, psicologicamente.

Non poteva essere altrimenti, visto che CASA BASE è un prodotto artigianale e, per questo, ha bisogno di tempo (tempo ritagliato dalla “vita vera”) per poter essere, giorno dopo giorno, realizzato.

Ne LA GANG DEGLI ATOMICS Sono arrivati nuovi “caracters”, alcuni hanno cominciato a spiccare, altri a stupire… Le strisce sono lontane nella memoria, appaiono “giovani e ingenue” e Bruno, Marsilio & C. sembrano proprio a loro agio in questa nuova (e più consona) dimensione.

Adesso, però, è il momento di voltare pagina e di archiviare definitivamente la prima “storia lunga” degli ATOMICS.

Cosa succederà adesso?

Per prima cosa diciamo che abbiamo deciso che, per il momento, le strisce non torneranno!

Magari qualche volta, magari per occasioni speciali, magari se “certi progetti” andranno in porto (ne parleremo e riparleremo…) ma per adesso vogliamo continuare a raccontare storie “a lungo respiro” che si svolgano in “spazi ampi” che, è un dato di fatto, la striscia non ci consente.

Ecco che, a breve, anzi a brevissimo, partirà un nuovo “romanzo a fumetti” del quale sono già stati pensati e sceneggiati i primi capitoli, ecco che a breve arriverà (finalmente) il sito internet di CASA BASE (anche se SOFTBALL INSIDE e tutti gli altri “siti amici” continueranno ad accogliere le storie degli ATOMICS).

La nuova avventura  si intitolerà (forse… probabilmente…) LA STAGIONE PERFETTA, altro non è dato di sapere perché non vogliamo, naturalmente, anticipare nulla, ma una cosa, però, la possiamo dire:

sarebbe un peccato perdersela…

 

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“L’ULTIMO INNING” di Niccolò Brusini (2 di 3)

Ven, 23/12/2016 - 08:08 -- Fabio Borselli

 

Arriva sullo SPEAKER'S CORNER di SOFTBALL INSIDE la seconda parte del racconto scritto da NICCOLO BRUSINI.

La terza e ultima parte a breve.

***

La mia ultima partita. Lo so io. Soltanto io. Interessa alle mie giocatrici? Devo concentrarmi sul gioco.

Si, interessa. Mi rispettano. Mi vogliono bene. Lo so. Lo sento. Sono giocatori.

Sono giocatori che si stanno giocando la finale. Cinque cerchi. Vederli così da vicino e sapere che sono lì per te, fa quasi timore.

Ma io ci sono. E ci sono lì perché sono bravo. Ultima partita. Ultima occasione per essere ricordato.

Ricordato da chi però ? Da chi voglio io essere ricordato? Chi vogliamo che ci ricordi una volta morti? Faranno un Memorial a mio nome? Bello sarebbe.

Sarebbe bello portassero avanti i miei ideali sportivi. Si. Ma che ideali ho? Voglio vincere. Altrimenti non sarei qua. Sete di vittoria. Sete. Si. E caldo. Caldo infame.

Battitore veloce, corridori veloci. Provo. Segno il bunt sorpresa. Belli i segnali. Un gioco che ha solo questo sport.

Ma anche qua arriva la tecnologia. Tanto è la mia ultima partita. Può arrivare ciò che volete. Io il mio l'ho fatto. Nulla mi può fermare ormai.

Oddio. qualcosa si mi può fermare. Anzi, qualcosa mi ferma. Fanculo. Mi fa caldo. Ora non devo pensare. Ora c'è solo il campo, la polvere, le mie ragazze. Ed il caldo.

GIU'! ATTENTA! VAI, VAI, VAI… GIRAAAAA!

Errore della difesa. Meraviglioso per me. Per loro, anzi. No via, anche per me. Punto entrato.

Una in terza, Una in prima. Un out. Battitore peggiore nel box. Sono il meglio del meglio italiano. Ma la peggiore… Lo sapevo.

Ho sbagliato a metterla in campo. Dovevo mettere Elisa. Stronza. Fa la cretina di notte prima della finale.

Ed io sono così. Devo mantenermi così. Panca. La mia ultima partita. Fanculo. Ho sbagliato, dovevo metterla.

Chi si ricorderà della mia etica? Se perdo si ricorderanno che ho perso la finale non che sono coerente.

Coerente? Ma io devo vincere. Anche a costo di  pestare le mie idee. O no? Ma che ne so. GRAN RUBATA!! GRANDE GIO'!!

Grande... Grande davvero.

Ecco lei si, un esempio. Fatica. Coerenza. Testa. Giovane. E chi la ferma ? Talento puro con una gran voglia di imparare. Bello allenare ragazze così.

Bello allenare punto. Bello stare su questi campi. Bello poter portare avanti le mie idee e provare a condividerle. Memorial. Bello…

Mi ricorderanno così. chiederanno alle mie ragazze chi ero? Chissà cosa risponderanno.

Ora testa alla partita.

Sono sotto di un punto. Un cazzo di punto. Sto perdendo. O si vince o si perde. Ho vinto tanto così. Ma oggi è diverso.

Mi fa caldo. La peggiore nel box. Faccio i nuovi segnali. Chissà se sente la mia sfiducia in lei. Devo sorriderle.

Anzi. Chiedo tempo. Mi avvicino. Devo tranquillizzarla perché io ho bisogno di staccare la mente. Potrei dirle tutto. Non so quanto mi ascolta. Forse non sente le parole ma sicuramente le arriva un po' della mia energia. Vediamo.

Torno nella mia area.

E' lei ora. Non ci sono più io. Solo lei. Lei e ciò che le ho passato negli anni. Io e tutti gli altri che l'hanno plasmata. Allenatori, compagni, amici, fidanzati, amori. Tutto adesso è li. Concentrato. Tutto ciò che fa una persona.

Caldo... Ho caldo.

                                         Niccolò Brusini

 

questo il link alla prima parte          questo, invece, il link all'ultima parte

 

Lavare a secco

Lun, 19/12/2016 - 08:08 -- Fabio Borselli

 

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il seguente post contiene opinioni personali non sempre in linea con il pensare corrente.

Ogni riferimento a metodiche  di allenamento realmente esistenti , a esercitazioni effettivamente proposte o a fatti realmente accaduti è assolutamente e fortemente voluto.

Nel post potranno essere descritte tecniche barbare e contrarie alla pubblica decenza.

Softball Inside declina ogni responsabilità se si decide di andare avanti con la lettura.

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Una delle cose che sento ripetere, con insistenza, parlando del baseball e del softball, oltre alla tiritera delle ottomila regole (pronunciare “ottomila” enfatizzando le “o”, per favore) è quella della difficoltà estrema (“il gesto più difficile di tutti gli sport”) della BATTUTA.

Una mia carissima amica (allenatrice e commentatrice televisiva d’oltreoceano) ama ripetere che “colpire un oggetto sferico con un attrezzo cilindrico” è, quantomeno, un modo molto fantasioso per complicarsi la vita.

Quindi, appurata l’estrema difficoltà insita nel gesto tecnico della “battuta”, dopo aver stimolato, allenato e potenziato le capacità motorie che ne costituiscono i “prerequisiti” (capacità di tracking, capacità di reazione, capacità di coordinazione oculo-manuale, capacità di anticipazione, ecc…) posso dire con certezza, quasi assoluta, che il miglior modo di allenare il “gesto tecnico della battuta” sia proprio quello di…

Battere la palla.

Sembra una banalità, ma vi assicuro che non lo è.

Non lo è, appunto una banalità, se si da un’occhiata, appena un’occhiata, a una miriade (scusate l’esagerazione per difetto) di filmati che girano per i social, su youtube e compagnia cantando.

Non lo è, appunto una banalità, se si fa capolino nelle palestre di allenamento in questo periodo (inverno) in cui “si lavora sulla forza per poi poterla TRASFORMARE in esplosività” e si “correggono gli errori tecnici” (perdonatemi le virgolette, ma la tastiera le ha scritte da sola…).

Tralasciando la assoluta mancanza di evidenza scientifica dei “sedicenti” metodi  per la “trasformazione delle tipologie di forza l’una nell’altra” (quello che sembra essere il più efficace, in questo momento, si trova seguendo questo link)  e tralasciando pure la “fantasiosa” metodologia usata per la correzione degli errori che si basa solo ed esclusivamente (correggetemi se sbaglio…) su infinite serie di ripetizioni poco legate a quello che si sa (qui, all’opposto, con ridondanza di documentazione scientifica) sulle modalità di apprendimento motorio e di ritenzione dei movimenti (vi garantisco che mi vengono i brividi a rileggere i virgolettati, tanto sono inaccurati sia come termini che come concetto, ma tant'è).

Purtroppo (il purtroppo è voluto) quello che si vede troppo spesso è una tipologia di lavoro che mi fa sudare freddo solo a nominarla:

il famigerato “esercizio a secco”.

"A secco", per essere chiari, non si riferisce al Martini di fine allenamento... "A secco" in questo caso, vuol dire senza palla.

Senza palla!

Lo ripeto per essere sicuro di non essere frainteso:

senza palla.

Mi spiego:

si “fa finta” di battere (e di lanciare, di prendere, di tirare, per non farsi mancare nulla) “immaginando” di colpire la palla lanciata effettuando il movimento SENZA che ci sia la palla.

Squadre di mimi imperversano le nostre palestre:

swing su swing, senza che ci sia un solo rumore, nemmeno uno piccolo piccolo, nemmeno un misero foul…

Ora, se si trattasse di allenamento ideomotorio (ne parlerò presto, eccome se ne parlerò…) e ne seguisse i presupposti e le modalità non avrei nulla da obiettare, anzi....

Purtroppo questi “esercizi a secco” NON hanno nulla di ideomotorio.

Sono proposti, invariabilmente, quando più, quando meno, utilizzando numeri di ripetizioni elevati che, giocoforza, fanno diminuire la velocità di esecuzione e senza nessun tipo di variazione.

IMa il peggio arriva quando si fanno serie “a tempo” (ben oltre il minuto…) in cui la velocità scade rapidamente insieme alla qualità del gesto.

E se non bastasse, troppo spesso, queste serie si fanno con mazze appesantite (quando va ancora benino) oppure con “attrezzi della sala pesi” a velocità (insomma, velocità non è la parola adatta…) che non raggiungono nemmeno il 50% di quella effettiva (non che arrivare al 75%-85% farebbe una grossa differenza…).

Oltretutto guai a ipotizzare un “giro”, un misero giro, dalla “parte sbagliata” (da sinistra per i destri, per esempio) fosse solo per “riequilibrare”.

Ora, secondo me, ma magari sbaglio, se non si ricerca la massima velocità in OGNI SINGOLO SWING si perde la componente essenziale (per me) della battuta, che è la sua “ritmicità” e "sincronicità" tra le fasi in cui certe catene muscolari preparano e aprono il lavoro a quelle successive successive, in un crescendo "sinfonico" (scusate la licenza, mi è scappata!)

Sempre secondo me, solo questo basterebbe a “non far girare” MAI la mazza più lentamente della velocità di gara (massimale).

Viste queste brevissime considerazioni  mi chiedo, davvero, qual è l’utilità del “lavoro a secco”?

Non sarebbe meglio “sbattere” la mazza contro una palla? Magari proveniente da direzioni diverse? Magari in arrivo a velocità diverse e ad altezze diverse?

Ma forse sono io che sbaglio e, visto che gli “esercizi a secco” sono divertentissimi, vale la pena di sacrificare un po’ di tempo e di efficacia per non far annoiare troppo i giocatori, specie quelli più giovani…

 

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Nessun batting tee, mazza o palla sono stati maltrattati durante la realizzazione di questo post. Neppure un graffio o una scalfitura. Ce ne siamo guardati bene…

 

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