Ritorno al Futuro

Lun, 20/02/2017 - 11:55 -- Fabio Borselli

 

“I bambini di oggi non sono coordinati”.

“Quando ero piccolo io si andava fuori a giocare per strada e i ragazzi erano agilissimi”.

“PRIMA gli atleti (le atlete) erano più…“  (aggiungere quello che volete al posto dei puntini: forti, motivati, capaci ecc…).

Alzi la mano chi non a mai sentito almeno una di queste frasi, almeno una volta, sia che si fosse in un campo di baseball o in una palestra, a un corso per allenatori o a una Convention, a un aggiornamento tecnico o fuori dal bar del campo.

Purtroppo sono frase che io sento e ho sentito ripetere spesso.

Sarebbe facile rispondere e smentire con il buon senso ognuna di esse ma credo che invece, debbano essere ascoltate e comprese per quello che dicono e rappresentano:

oltre a esser luoghi comuni sono contemporaneamente, a mio parere, una richiesta d’aiuto e una dichiarazione d’impotenza che, più o meno possono essere riassunti così:

“i tempi sono cambiati, i ragazzi e le ragazze che vengono a giocare a baseball e a softball non sono COME quelli che ho allenato fino ieri.

Io che li devo allenare, gestire, formare e aiutare ad appassionarsi al gioco non li capisco e loro non capiscono me.

Hanno difficoltà motorie e di apprendimento, non sono attenti e le mie proposte e tutto quello che fino a ieri andava benissimo adesso non funzionano più…”

Scherzosamente, dico sempre a chi ha nostalgia del passato che, procurandosi un lungo cavo elettrico, un campanile, un gancio metallico e sperando in una notte di fulmini e temporale, dopo aver acquistato una DE LOREAN (per chi è interessato, qui c’è il sito web…) può provare, raggiungendo le fatidiche 88 miglia orarie, a fare un salto indietro nel tempo, per vedere se riesce a ritrovare quei bambini “selvatici”, che tutto sapevano fare, e quegli splendidi atleti (e atlete) le cui gesta fanno parte della mitologia dei nostri sport.

Sarebbe bello? Forse…

Ma credo che sarebbe meglio prendere atto della situazione e provare a capire se è possibile risolvere il problema.

Prima di tutto io penso che non sia vero, o che lo sia solo in parte, che i bambini e gli atleti del passato erano migliori:

erano diversi, magari più “coordinati” (dovremo discutere sul reale significato della parola…) magari più appassionati, magari più “disponibili”.

Questo vuol dire migliori?

Se i bambini del passato erano coordinati e se i nostri giovani non lo sono, allora, banalmente, coordiniamoli…

Se non sono appassionati, allora appassioniamoli…

Non è che non abbiamo i mezzi e le possibilità, nemmeno ci mancano le capacità.

Forse è venuta a mancare la voglia.

I ragazzi di oggi ci chiedono passione, dedizione, attenzione, tutte cose che siamo, lo so per certo, capaci di dare, come singoli e come movimento e allora cosa si è guastato? Cosa non funziona più? Cosa ci fa solo guardare indietro e rimpiangere il passato, che, è bene ricordarlo, non c’è più?

Perché siamo caduti, anche noi, vittime del nostro EGO e diventati cacciatori di facili vittorie?

Perché abbiamo smesso di cercare soluzioni a problemi difficili?

Perché siamo diventati campioni nel piangerci addosso?

Perché non vediamo che adesso abbiamo impianti, materiali, informazioni, conoscenze che prima non avevamo?

Perché vogliamo, a tutti i costi, scimmiottare sport da noi più popolari o metodiche che funzionano solo dove il nostri sport sono conosciuti, praticati e radicati?

Forse, dico forse, l’alternativa al viaggio nel tempo è prendere atto della realtà e provare, animati dal fuoco sacro della passione, a cercare una strada che (ri)porti il baseball e il softball ai fasti (o presunti tali) del passato.

Non ho la presunzione di conoscere tutte le risposte, ma credo fermamente che la nostalgia non sia quella strada.

 

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Turni di battuta di qualità

Lun, 13/02/2017 - 08:08 -- Fabio Borselli

 

Rubo questa foto dal profilo facebook di Coach Tony Foti, pitching coach di MT State University (NCAA Softball Division 1) e Head Coach della Nazionale Greca.

Rubando oltre alla foto anche la definizione di “Quality At Bat” (QAB) viene fuori che è possibile, naturalmente rispettando i parametri, “dare un contributo agli obiettivi di squadra”,  anche non battendo valido, anche non battendo un fuoricampo, anche concludendo il turno con una eliminazione.

Sembra un paradosso, ma non lo è.

Basta guardare come giocando per MTSU è possibile ottenere un QAB:

  • facendo un contatto “duro”;
  • pensando prima alla “famiglia”… (Un turno di sacrificio, quindi…);
  • facendosi colpire dalla lanciatrice avversaria;
  • guadagnando una base per ball;
  • costringendo il pitcher avversario a fare almeno 7 lanci;
  • facendo segnare un punto, non importa in che modo;
  • realizzando una battuta sul conto di due strikes;
  • facendo lanciare almeno altri 4 lanci quando si è sul conto di 0 ball e 2 strikes.

I criteri scelti da MTSU sono questi, ma nulla vieta di utilizzarne degli altri.

Quello che conta è che l’obiettivo dichiarato della squadra è quello di raggiungere una media QAB di 500, cioè di riuscire a “far succedere qualcosa” almeno la metà delle volte in cui si manda un battitore nel box.

A me sembra un bel modo di pensare.

 

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AAA cercasi sponsor per gli ATOMICS

Ven, 10/02/2017 - 08:08 -- Fabio Borselli

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Proprio come tutte le squadre del mondo… anche gli ATOMICS di CASA BASE cercano sponsor.

A breve lanceremo il nuovo sito, a breve lanceremo la nuova Graphic Novel, a breve, SOPRATTUTTO, gli ATOMICS inizieranno il campionato!

I “MI PIACE” sulla pagina Facebook, le telefonate, i messaggi, i complimenti...

Tutte cose gratificanti ma che non “pagano” le palline, le divise e tutto ciò che serve ai nostri ATOMICS per giocare.

Non chiediamo soldi, sia chiaro, almeno non direttamente e non vogliamo mettervi le mani in tasca.

come magistralmente spiegato dal nostro PRESIDENTE nella striscia speciale “Casa base Extra Inning # 14 "Presidente - Sponsor" sostenere a costo zero (per voi) gli ATOMICS è davvero un gioco da ragazzi.

Per prima cosa occorre scaricare sul vostro telefono cellulare o sul vostro tablet, tramite GOOGLE PLAY (dispositivi ANDROID) o tramite APPLE STORE (dispositivi APPLE) l’applicazione TAPAS.

Una volta registrati, oltre a leggere le strisce di CASA BASE, è possibile, “subendo” qualche minuto di filmati pubblicitari, “guadagnare” delle monetine, le TIPS COIN.

Basta poi clikkare sull’icona delle donazioni, questa

Risultati immagini per app tapas

che si trova in fondo alla striscia e far arrivare le TIPS COIN direttamente agli ATOMICS.

Ricapitolando è facile, è gratuito… Cosa vi costa?

Grazie in anticipo a chi vorrà sostenerci.

 

Line-Up

Lun, 06/02/2017 - 08:08 -- Fabio Borselli

 

A volte ci chiediamo chi ce lo fa fare...

Poi arrivano i ragazzini della QUINTA A e ti consegnano i LINE-UP per la partita del pomeriggio.

Secondo incontro:

a malapena colpiscono la palla.

A malapena riescono a tirarla dove dovrebbero.

A malapena si ricordano di toccare tutte le basi.

A malapena...

Ma i LINE-UP... I LINE-UP... Quelli sono da brividi sotto la pelle.

Due "manager", ognuno con il suo stile:

quello "in bianco e nero" che ha bisogno di ribadire l'ordine progressivo, quello "in rosso" meno rigoroso (tanto l'ordine è quello...).

Entrambi, per non sbagliare, si mettono al primo posto.

Entrambi non scrivono il proprio nome, non ne hanno bisogno, loro sanno, esattamente, chi sono.

Entrambi sono "IO" nel proprio LINE-UP.

Non mi viene in mente nesun altro "luogo" nella scuola oltre al BASEBALL dove un bimbo può essere soltanto "IO".

E ancora qualcuno si chiede come si fa a non diventare romantici con questo gioco...

 

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"IL PROBLEMA DEI GIOVANI" di Franco Ludovisi

Ven, 03/02/2017 - 08:08 -- Fabio Borselli

 

Torna lo SPEAKER’S CORNER di SOFTBALL INSIDE ospitando un intervento dell’amico Franco Ludovisi.

Franco, come al solito, offre il suo pensiero, limpido e cristallino, senza nessuna strizzatina d’occhio o concessione a chicchesia, su un argomento che definire “interessante” è limitativo.

Il suo pezzo è una “frizzante” incursione per parlare di e su un sacco di cose che, secondo lui, succedono, o non succedono, o non succedono come dovrebbero…

Spero che questa "provocazione Ludovisiana" serva a stimolare un dibattito che, da troppo tempo, manca.

Franco, come al solito, ci mette la faccia e SOFTBALL INSIDE, come al solito, non può che ospitarlo con piacere.

***

Nel 1960 esce il n. 3  del giornale  Baseball e Softball organo ufficiale della FIPAB, la Federazione del Baseball di allora che assumerà in seguito l’attuale denominazione FIBS.

In questo numero trattai de “IL PROBLEMA DEI GIOVANI” e dei CENTRI DI ADDESTRAMENTO degli stessi, argomento di attualità di quel periodo.

Dicevo:

“In quanto al problema dei Centri di Addestramento poi questo è facilmente risolubile quando si pensi:

chi beneficerà dell’apporto di questi giovani? Le Società naturalmente, sotto forma di giocatori o di spettatori. Allora è logico che siano le Società stesse ad interessarsi di ciò formando nel proprio seno dei vivai; e non ditemi che esigenze economiche impediscono di trovare i minimi fondi necessari per fare lavorare questi giovani che PRETENDONO SOLO L’ATTEZIONE DEGLI ALTRI.

Attualmente pochi sodalizi hanno capito che il loro denaro sarà proficuamente adoperato solo se guarderanno al domani. Gli altri preferiscono fare i pirati e togliere alle Società di serie inferiori gli elementi più idonei e le Società minori fungono in questo caso da vivai, da Centri di Addestramento.”

Questa era la realtà di allora:

alcune Società, nell’ARCO DEI SUCCESSIVI 50 ANNI, hanno seguito l’indirizzo della formazione in proprio dei giocatori.

Il NETTUNO in primis, per il baseball, lungo tutto l’arco di tempo preso in considerazione è stato fucina inesauribile di talenti creati all’interno della struttura della Società:

nel  softball invece possiamo dire che il BOLLATE della dinastia dei Soldi, soprattutto per la continuità e per l’impegno segnatamente con l’attività giovanile, abbia svolto in modo continuativo questo ruolo.

Ma altri casi ci sono stati e ci sono:

come ad esempio la Scuola di Baseball di PARMA  guidata dall’ottimo Pellaccini;

il quinquennio sontuoso delle giovanili della FORTITUDO a Casteldebole sotto la guida di Umberto Calzolari;

RONCHI dei Legionari sempre molto autarchica nelle sue formazioni costituite da giocatori provenienti dalle giovanili.

Per concludere, con gli esempi, con la recente Frozen Ropes di VERONA dei Dynos di Castagnini.

Quindi, volendo, i Centri di Addestramento si sono potuti fare e si possono fare ovunque vi sia la VOLONTA’ DI REALIZZARLI.

Ed iniziative particolarmente intriganti come quella chiamata “ALLENAMENTE”  portata avanti dall’attuale Legnano Softball sull’IMMAGINAZIONE MENTALE del gesto come allenamento propedeutico trovava riscontri simili anche nel passato, come è stato il caso, che ho vissuto personalmente ad Avigliana, quando mi vennero spiegate le basi della LETTURA VELOCE che potevano trovare adeguata applicazione alla lettura del lancio da parte del battitore.

Il già citato Calzolari redigeva un trattato su come condurre un’ attività giovanile, trattato preso in seria considerazione da molti e che ancora trattengo nella mia biblioteca tecnica del baseball.

Il CASTENASO negli anni 70 si avvalse della collaborazione, nella preparazione fisica, del Prof. PICCININI che si interessava alla consistenza atletica di elementi quali la Simeoni e Mennea, il TOP quindi della preparazione fisica ed anche la FEDERAZIONE applicava alla Nazionale dei mitici “Probabili Olimpici” i metodi del Professor CONCONI rivelatisi in seguito non compatibili con la pratica sportiva lecita.

Ma credo di stare facendo torto a non so quante altre realtà che non cito, ma che ci sono state e ci sono, che lavorano con i loro tecnici IN MODO DIFFERENZIATO gli uni dagli altri e non di “SCUOLA” che personalmente a me, tetragono interprete del baseball tradizionale, appaiono come il pepe o la ciliegina del sapere ufficiale.

Sotto la Presidenza NOTARI si ebbe anche una iniziativa riconducibile ai Centri di Addestramento riservata però ai  soli ATLETI DI LEVA che risiedevano per il periodo di servizio militare  a Bologna e che qui si allenavano tutti assieme durante la settimana per poi giocare nel week end nelle rispettive squadre di appartenenza: istruttori di tutto rispetto quali Bruno Linciano, l’indimenticato Carlos Guzman, Medina, Hernandez ed a volte anche l’olimpionico Igino Velez, Gamberini Dimes e il sottoscritto preparavano i vari Dallospedale, Paoletti, Martignoni, Frignani, tutti atleti provenienti da diversi vivai, senza interferire nelle singole impostazioni. 

Ora c’è  l’ACCADEMIA DI TIRRENIA che - attraverso soprattutto i propri DOCENTI - da una parte  DETTA LE REGOLE per la buona gestione del gesto tecnico e della preparazione allo stesso, dall’altra si incarica di UNIFORMARE I COMPORTAMENTI dei tecnici anche nelle loro realtà societarie, soprattutto di quei tecnici che vengono a contatto con l’Accademia per le convocazioni di loro prospetti per le varie Nazionali.

Qui si sfiora il ricatto inteso come la richiesta di qualcosa che non si può rifiutare.

Rischieresti l’esclusione di un tuo giocatore dallo staff di qualche Nazionale perché ti rifiuti di adottare i metodi consigliati?

Al massimo dici che li realizzerai, poi farai come ti pare, ma anche questo è scorretto come l’impostazione di cui sopra.

L’Accademia, a mio personalissimo parere, è una struttura che cerca di sanare la tendenza al peggioramento della classe dei tecnici:

quindi, se così la si considera, BENEMERITA perché vuole elevare di fatto le più flebili conoscenze degli allenatori attuali rispetto a quelli del passato, autodidatti o indirizzati dai Corsi del CNT che pare ora abbiano minore incidenza di prima sulla classe tecnica.

Il decadimento di questa classe può avere molte origini:

alcune di queste sono già state trattate come il caso degli allenatori Cubani importati a frotte perché disponibili a tempo pieno e a basso costo, ma che l’ANIMA la lasciano forse a Cuba con le famiglie.

E di conseguenza vi è minore spazio per i tecnici autoctoni, meno soddisfazioni e assolutamente molto meno continuità nell’insegnamento e nell’affezione ai propri MAESTRI da parte degli allievi.

Ma questa può essere solo una concausa e forse il decadimento è anche opera delle maggiori conoscenze che oggi sono necessarie per costruire un giocatore, una squadra, una Società.

Poi, per inciso, che i prospetti dell’Accademia entrino a far parte del baseball Italiano solo dopo il FALLIMENTO delle loro esperienze nel baseball professionistico Usa a cui sono indirizzati frequentando Tirrenia, mi pare di una evidenza innegabile.

Tirrenia lavora per gli States ed in subordine per il baseball nostrano.

Ma ripeto, ben venga se serve.

Ora sono già state annunciate come funzionanti (MA DOVE?) le Accademie Regionali che dovrebbero replicare in loco alcune funzioni dell’ Accademia di Tirrenia per portare il VERBO a tutte le realtà:

un verbo uniforme in situazioni tanto differenti nei numeri, nell’ impegno, nelle possibilità che necessiterebbero invece, come nel passato, di tecnici di volta in volta adatti alle realtà locali.

E meglio se preparati bene dai Formatori del CNT.

                                                 Franco Ludovisi

 

Una Promessa è una Promessa - quarta parte -

Lun, 30/01/2017 - 08:08 -- Fabio Borselli

 

Daniele ci siamo quasi, porta ancora un po’ di pazienza…

Arrivati a questo punto e ripartendo dall’affermazione iniziale:

“i battitori non usano TUTTA la propria FORZA per battere la palla”, non ti vengono dei dubbi su quanto proposto, normalmente, dall’”allenamento della FORZA per i battitori” o, più in generale, dall’”allenamento dei battitori”?

Tenendo presente tutte le informazioni appare abbastanza chiaro e sicuro che esistono dei valori intermedi di FORZA e VELOCITA’, rispetto ai relativi valori massimi e minimi.

La POTENZA è, cioè, un compromesso:

È necessario mediare, ai nostri battitori servono “un po’” di FORZA e “un po’” di VELOCITA’ (quindi, in definitiva serve POTENZA).

Se l’obiettivo è sviluppare la produzione di FORZA in movimento di tipo esplosivo (FORZA rapida e FORZA esplosiva) le strade che si presentano allora sono solo due:

lavorare sull’incremento della FORZA MASSIMA (tempo di esecuzione del singolo esercizio oltre i 700 millisecondi, con un carico superiore al 75% del massimale e un numero di ripetizioni possibili comprese tra 1 e 9).

Questa strategia, però, sembra produrre effetti solo quando il DEFICIT DI FORZA ESPLOSIVA è sensibilmente inferiore al 50%.

L’altra strada è quella dell’incremento della quantità di FORZA sviluppata nel gesto tecnico, quindi lavorando sulla FORZA RAPIDA e sulla FORZA ESPLOSIVA con esercizi e metodi ti tipo SPECIALE e SPECIFICO (il più vicino possibile alla tecnica sportiva) che abbiano un transfert immediato sul gesto di gara:

tempo di esecuzione del singolo esercizio sotto i  150 millisecondi, con un carico non superiore al 25% del massimale e un numero di ripetizioni non superiori alle 15/20 per la FORZA RAPIDA; tempo di esecuzione del singolo esercizio tra i 150 e i 300 millisecondi, con un carico non superiore al 45% del massimale e un numero di ripetizioni non superiori alle 10/15 per la FORZA ESPLOSIVA.

Questo non tanto perché viene sollecitato il tipo specifico di FORZA ma perché viene stimolato il gesto tecnico:

il transfert della tecnica è così elevato sulla prestazione da compensare enormemente il deficit di FORZA, per lo meno fino ad atleti di livello medio o medio-alto.

Tralasciando che le indicazioni sui carichi e le ripetizioni sono, volutamente, di tipo “pesistico” voglio farti una domanda, Daniele:

quali concrete indicazioni, utilizzabili per programmare l’allenamento dei battitori, vengono fuori, in maniera “FORTE e POTENTE”, da quanto detto fino ad adesso?

Provo a riassumere:

  • programmare esercitazioni che siano effettuate alla massima VELOCITA' possibile,
  • occorre fare attenzione al peso dell’attrezzo (mazza) programmando, magari, serie e ripetizioni da effettuare con attrezzi di peso diverso da quello abituale;
  • non si può evitare di curare la tecnica esecutiva;
  • non si può trascurare un esecuzione variata “in situazione” (diversi tipi di lancio, diverse velocità della palla, diverse “location”)
  • il numero di ripetizioni deve essere tale che non ci siano scadimenti né della velocità né della qualità di esecuzione

Credo fermamente che:

il metodo migliore per allenarsi per giocare a baseball (o softball) è, davvero, giocare a baseball (o softball) e che il miglior esercizio per allenare i battitori è BATTERE LA PALLA (esercizio di tipo SPECIFICO).

Naturalmente questa è la mia opinione e questa è la mia “ricetta”, ma credo, immodestamente, di non essere tanto lontano dal vero.

Non si pensi che il problema sia di poco conto e che, in fondo…

Se si guarda quest’ultimo grafico (è davvero l’ultimo lo giuro):

Carter Force Time

È facile osservare che, rimanendo nell’arco dei 150 millisecondi necessari allo swing, la FORZA sviluppata da un tipo di allenamento NON ORIENTATO verso la FORZA RAPIDA ed ESPLOSIVA non appare discostarsi per niente da quella espressa da un soggetto non allenato.

Daniele, avrai capito quanto “fortemente” credo che, scimmiottare la “preparazione fisica” di altre discipline o seguire in maniera acritica le “mode di palestra”, possa essere una “forte” limitazione al rendimento dei nostri giocatori.

Sono giunto, come promesso, alla fine di queste che dovevano essere solo poche parole e che sono, invece, diventate tante, forse troppe…

L’ultima cosa che mi sento di dire è:

“abbiamo (purtroppo) poco tempo! Usiamolo al meglio…”

 

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Una Promessa è una Promessa - terza parte -

Lun, 23/01/2017 - 08:08 -- Fabio Borselli

 

Eccoci qua di nuovo, Daniele.

Finora credo che siamo riusciti a mettere insieme alcuni dati, interessanti e importanti, da utilizzare per programmare l’allenamento dei battitori.

Proviamo ad andare ancora avanti.

La FORZA, o meglio, la sua espressione è condizionata e influenzata da alcune componenti strutturali e neurali, nel caso della FORZA VELOCE, quella che ci interessa come allenatori di baseball e softball, queste componenti sono:

  • la PERCENTUALE DI FIBRE VELOCI (maggiore è il numero di fibre veloci a disposizione maggiore sarà la possibilità di esprimere forza nell’unità di tempo);
  • la COORDINAZIONE INTRAMUSCOLARE ED INTERMUSCOLARE;
  • la FREQUENZA DI SCARICA;
  • la SINCRONIZZAZIONE;
  • il RECLUTAMENTO SPAZIALE E TEMPORALE delle fibre.

La DIMENSIONI DELLE FIBRE viene spesso classificata come ininfluente, volendo però approfondire l’analisi, è chiaro che il fattore ipertrofia cresce di importanza al crescere del carico da spostare.

Se si guarda attentamente si capisce che l’allenamento ha poco potere, ma non nullo, nella modificazione di molte di queste componenti che fanno parte del corredo genetico individuale rendendo, tristemente, reale il detto:

“per diventare dei campioni bisogna scegliersi bene i genitori”.

Ti sarà capitato di vedere questo grafico:

Quella che è disegnata è la “Curva di HILL” che è la rappresentazione del comportamento di una singola fibra muscolare in relazione al carico.

Di fatto il diagramma dice che:

"più una fibra muscolare si accorcia velocemente, meno forza può generare ai suoi capi. Viceversa, più una fibra genera forza, meno velocemente può accorciarsi".

Credo sia intuitivo capire che fibre, fasci e catene muscolari non si muovono in completo accordo con la curva (complessità e influenze reciproche provocano modificazioni anche importanti) ma credo anche che possiamo tranquillamente generalizzare e dire che:

"più il carico da muovere si allontana da quello massimale più esso sarà spostato velocemente".

Non si può, cioè, avere tutto:

se vogliamo una contrazione veloce occorre limitare il carico, se si vuole spostare un grosso carico occorre pazienza perché la contrazione sarà più lenta.

Mettendo insieme la Curva di Hill e utilizzando la formula della potenza (forza in funzione della velocità) è possibile arrivare a quest’altro grafico:

Leggendo con attenzione le curve (in rosso quella della FORZA, in blù quella della potenza) è facile concludere che:

"la POTENZA massima si ottiene per una FORZA che è la metà di quella massimale e per una VELOCITA' che è un terzo di quella massima possibile".

Daniele, come vedi il semplice grafico della prima parte dell'articolo viene continuamente integrato da informazioni che ampliano la comprensione, dal punto di vista della FORZA, del gesto tecnico della battuta.

Se pensi che “sia tutta teoria” ti prego di avere ancora un po’ di pazienza e di riflettere su una componente della battuta che, spesso, erroneamente viene trascurata:

il peso dell’attrezzo usato per colpire la palla, la mazza.

Non rappresenta un carico da spostare? Il suo peso altera l’espressione di FORZA?

Andiamo avanti...

Stabilito che per arrivare ad esprimere il picco di FORZA occorrono dei tempi che sono superiori ai 300/400 millisecondi e stabilito che nel baseball e nel softball questo tempo non c’è, dobbiamo fare i conti con quello che viene comunemente definito DEFICIT DI FORZA ESPLOSIVA.

Il DEFICIT DI FORZA ESPLOSIVA (DEF) è il risultato della differenza tra la FORZA espressa e la FORZA massima raggiungibile dall’atleta (che nel basebal non raggiunge questa FORZA “massimale” perché... La palla è già volata via…).

Questa differenza è tanto più grande quanto è più piccola la resistenza e quanto è più breve il tempo del movimento.

In definitiva il DEFICIT DI FORZA ESPLOSIVA mostra la quantità di forza potenziale che non è stata impiegata.

Dallo studio di DAN RUSSELL, citato nella prima parte, si individuano i seguenti valori medi nei giocatori di Major League:

FORZA applicata alla palla 4.145 libbre, picco di FORZA oltre le 8.300 libbre.

Risulta che il DEFICIT DI FORZA ESPLOSIVA, nel baseball professionistico americano, è vicino al 50%.

Daniele, ti lascio immaginare cosa succede a velocità esecutive più basse e a livelli di FORZA inferiori, che è quello che noi allenatori di "atleti non professionisti” abbiamo a disposizione.

A occhio e croce direi che argomenti per la quarta parte ce ne sono a sufficienza…

 

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Una Promessa è una Promessa - seconda parte -

Lun, 16/01/2017 - 08:08 -- Fabio Borselli

 

Allora Daniele, sei pronto?

Naturalmente avrai capito che quanto detto fino a ora e quanto sarà detto da ora in avanti vale per il baseball allo stesso modo che per il softball:

le distanze e "gli attrezzi"  da softball sono commisurati così bene al baseball che velocità e tempi sono, praticamente, identici (salvo piccole differenze non rilevanti).

Fatta anche questa precisazione...

Per arrivare a capire cos’è quel qualcosa che abbiamo scoperto impedire ai battitori di “colpire la palla con tutta la propria FORZA” (come detto nella prima parte di questa lunga dissertazione) non possiamo fare a meno di dare una scorsa (veloce e il meno noiosa possibile, stai tranquillo…) ad alcuni concetti di fisiologia e biomeccanica.

È pur vero che, purtroppo, non è possibile semplificare e sintetizzare troppo le “conoscenze di base” perché significherebbe trascurare aspetti fondamentali nella comprensione di questa capacità motoria, che è, invece, estremamente complessa.

Partiamo da questa affermazione:

“la FORZA muscolare è una qualità fondamentale per eccellere nelle discipline sportive in cui sono richiesti movimenti balistici”.

Questo assunto credo che sia, ormai, patrimonio dell’umanità e difficilmente contestabile.

Così come è difficilmente contestabile che Baseball e Softball rientrano nella classificazione di sport in cui sono richiesti movimenti balistici.

Parlare di FORZA non è un compito né semplice né facile, così come non è né semplice né facile programmare “l’allenamento della FORZA”.

Cominciamo col definire che cos’è la FORZA muscolare.

La FORZA muscolare può essere definitae come la capacità che i componenti intimi della materia hanno di contrarsi.

Questa definizione data dal prof. Carlo Vittori (ho parlato di lui in questo post) mi piace molto di più di altre, forse più “sportive”.

Personalmente credo che la FORZA debba essere considerata l’unica capacità condizionale “pura”.

VELOCITA' e RESISTENZA sono capacità derivate dal “come”, dal “quanto” e da “in che modo” la FORZA viene applicata.

Ora, caro Daniele, devo per forza diventare didascalico e  parlarti dei Tipi di FORZA, già, perché di FORZA ci sono varie “espressioni”, classificate, guarda un po’, in base al TEMPO…

La mia preferita è quella di Harre che distingue:

  • la FORZA MASSIMALE che è la forza più elevata che il sistema neuromuscolare è in grado di sviluppare con una contrazione muscolare volontaria. Prevale la componente carico a scapito della velocità d'esecuzione.
  • La FORZA VELOCE che è la capacità del sistema neuromuscolare di superare una resistenza con una elevata rapidità di reazione. Prevale la componente velocità a scapito del carico.
  • La FORZA RESISTENTE che è la capacità dell'organismo di opporsi alla fatica durante prestazioni di FORZA di lunga durata.

Questa classificazione fornisce una prima indicazione sul quale “tipo” di FORZA dovrebbe essere allenata nei giocatori di baseball.

Sfortunatamente non è così semplice, infatti anche parlando di FORZA veloce c’è bisogno di una ulteriore classificazione legata ai tempi di applicazione:

  • FORZA rapida (da 0 a 150 millisecondi);
  • FORZA esplosiva (da 150 a 300 millisecondi );
  • FORZA dinamica (da 300 a 700 millisecondi);

Questo ci dice che, della FORZA veloce, nel baseball e nel softball, siamo in grado di utilizzare solo la componente RAPIDA e, in parte quella ESPLOSIVA (lo swing dura solo 150 millisecondi) mentre la FORZA DINAMICA e la FORZA MASSIMA (che si esprime da 700 millisecondi in poi) si “mettono in moto quando le cose sono già successe”.

Daniele, purtroppo per te, la parte “noiosa” non è ancora finita e ci serve un’altra definizione, quella della POTENZA MUSCOLARE, che è (o dovrebbe essere) la “grandezza da allenare” nel baseball e nel softball.

La formula che segue descrive la potenza meccanica che è pari al prodotto della forza applicata per velocità di spostamento che produce.

Banalmente, a partire da questa formula si può dedurre la chiave del possibile incremento della prestazione in ogni disciplina sportiva:

posso aumentare la POTENZA aumentando la FORZA oppure la VELOCITA’.

La scelta migliore parrebbe, quindi, quella di aumentarle entrambe, anche se è la cosa più difficile da fare.

Di questo parleremo nella terza parte…

 

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