Scusate il ritardo...

Mer, 07/12/2016 - 08:08 -- Fabio Borselli

 

La prima graphic Novel di CASA BASE, "la Gang degli Atomics" è arrivata alle battute finali.

Manca poco, anzi pochissimo e tutto sarà completato, ogni trama andrà al suo posto e, dopo, nulla sarà più come era prima...

Purtroppo, però, dobbiamo tenere i nostri lettori con il fiato sospeso:

piccoli ritardi, qualche problema tecnico, nuove ideee e modifiche dell'ultimo momento fanno si che, per questa settimana, gli ATOMICS debbano segnare il passo.

Niete paura, però!

Solo una piccola pausa per prendere fiato e prepararsi al rush finale.

Sarebbe un peccato perderselo.

 

Il grande freddo

Lun, 05/12/2016 - 08:08 -- Fabio Borselli

 

Ci sono queste foto che girano sui social…

Sapete (se non lo sapete sarà chiaro presto) come la penso,  ripetere, però, come dicevano i latini, giova:

non sono assolutamente convinto che la specializzazione precoce, nello sport, qualsiasi sport, sia garanzia di successo.

La mia convinzione ha basi scientifiche serie e fondate (ce ne sono di serie e fondate anche nell’altro “versante” che, però, non mi convincono) ma, soprattutto, nasce da più di 40 anni di frequentazioni di campi da baseball e da softball di ogni “ordine e grado”.

In questi anni qualcosina ho imparato:

ho imparato, che non esistono soluzioni che vanno bene a tutti, che gli atleti sono, prima di tutto persone, che il loro successo (o il loro fallimento) sportivo poco ha a che vedere con l’ADDESTRAMENTO cui, spesso, troppo spesso, vengono sottoposti.

Ho imparato anche che, anche in questo caso troppo spesso, pochissimi diventano “giocatori maturi” e che moltissimi condividono la “strada del baseball e softball” per pochissimo tempo.

Sono certo che per quei giocatori che “non mollano” cambi pochissimo se il modo in cui sono stati allenati (o addestrati) non era quello “migliore” per loro:

il “morbo” (per citare l’amico Giulio) li ha, infatti, “infettati“ in un modo così profondo che non c’era, fin dal principio, modo di guarirne.

Certo, ho la presunzione di pensare che, magari, se allenati “meglio” i loro risultati avrebbero potuto essere più importanti ma… Non lo sapremo mai, quindi  tant’è.

Ho la certezza, invece, che per molti “abbandoni” si sarebbe potuto fare di più e di meglio, la certezza deriva dai miei fallimenti e dalle mie sconfitte, visto che ogni abbandono rappresenta, sempre, una sconfitta.

Ho la certezza che una “gestione” diversa di quelle persone che hanno appena sfiorato il nostro mondo potrebbe averne limitato la fuga e forse avrebbe lasciato in loro ricordi tanto positivi da farli, comunque, “parlar bene del baseball e del softball” che, credo, sia la cosa di cui abbiamo più bisogno adesso.

Purtroppo, vedo poca felicità in giro per i campi…

Ne vedo, soprattutto,  pochissima nei campi dove giocano bambini e bambine.

Vedo esasperazione, pressappochismo, EGO smisurati, ignoranza (mi perdonerete ma non c’è altro modo di chiamarla) e ADDESTRAMENTO dove ci sarebbe bisogno di gioia, sano agonismo, confronto, competenza, ALLENAMENTO.

Sono spaventato dalla deriva che, mi pare, stia prendendo il nostro movimento:

reclutare prima. Prima di un sacco di cose:

prima della scuola elementare, prima degli altri sport, prima che…

In modo che poi, per tutta la vita, facciano SOLO il baseball ( il softball) guai a fargli vedere o, peggio, provare un altro sport, non fosse mai che poi “gli piace”.

Più della metà dei nostri bambini e bambine, qualsiasi sia l’età del loro reclutamento, appena sfiorano l’adolescenza, se la battono e non giocano più.

Possiamo continuare a dirci che succede anche negli altri sport, che non è colpa nostra, che la Società, che le famiglie…

Oppure possiamo cambiare e diventare quegli SPORT DIVERSI che raccontiamo di essere.

Un modo possibile potrebbe essere quello di RICOMINCIARE a considerarli bambini, non PICCOLI GIOCATORI e formarli “come se fossero” bambini…

Un modo possibile potrebbe essere quello di FARGLI FARE ESPERIENZE MOTORIE che fuori dai campi e dalle palestre, ci piaccia o no, nostalgia o no, non fanno più.

Un modo possibile potrebbe essere quello di farli (o lasciarli) “giocare” agli “altri sport” (GIOCARE e ALTRI SPORT sono le chiavi del discorso) in modo che possano apprezzare e scoprire, da soli la diversità del baseball e del softball.

Ecco perché queste belle foto, di bambini TRAVESTITI da adulti, di bambini che SEMBRANO adulti, che tanti MI PIACE raccolgono sui social, a me fanno PAURA, fanno scorrere un brivido freddo lungo la mia schiena e per mio figlio, davvero, non vorrei mai.

 

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Uno, nessuno e Centomila

Lun, 28/11/2016 - 08:08 -- Fabio Borselli

 

Scomodo Pirandello per il titolo di questa breve riflessione…

Sono un assiduo frequentatore di “Che palle!” la rubrica che Mario Salvini gestisce sul sito Web della “Gazzetta dello Sport” e che ritengo un luogo virtuale molto importante (anche se pochi se ne sono accorti) per la creazione, anche da noi, di una “letteratura, non di nicchia, DI e SUL baseball”.

Su “Che palle!”, all’inizio della scorsa settimana, mi sono imbattuto in Scambio di ruoli”, un articolo dedicato al football americano.

Il pezzo racconta di come sia possibile ragionare “fuori dagli schemi” avendo successo e, cosa da non trascurare, facendo notizia…

Ad un certo punto, cito testualmente, Salvini dice:

“Suggerendoci al contempo che nella vita, sul lavoro e in qualsiasi altro ambito, ogni tanto sarebbe bello scambiarsi ruoli, mansioni, modi di operare e forse persino di pensare. A volte può persino capitare di andare in meta”.

Fare l’impensato… Scambiarsi i ruoli… Giocare “contro” il libro…

Chi più ne ha più ne metta.

Due professionisti, in uno sport professionale hanno “osato” un cambiamento:

hanno sorpreso, hanno costretto a pensare, hanno costretto a ri-pensare, hanno costretto a organizzare, hanno costretto a ri-organizzare…

Vi sembra poco?

Magari pensiamoci.

Pensiamoci la prossima volta che andiamo in campo, la prossima volta che prepariamo il nostro allenamento, la prossima volta che “facciamo quello che si è sempre fatto”, la prossima volta che, arrogantemente, precludiamo ai nostri bambini e bambine la possibilità di FAR VEDERE tutto il proprio potenziale.

Pensiamoci quando, in nome e per conto della nostra esperienza, impediamo a qualcuno di giocare in un ruolo diverso da quello che il del nostro “naso da coach” ha DECISO per lui.

Forse far battere anche dal box “sbagliato” o far provare a tutti a lanciare potrebbe riservare delle sorprese…

Forse potrà “persino capitare di andare in meta”.

 

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Tabelle e tabelline

Lun, 21/11/2016 - 08:08 -- Fabio Borselli

 

Torno su un argomento che mi sta molto a cuore, che è quello dell'allenamento, analizzato questa volta nella sua "prospettiva energetica":

nel mio post "ma se lo sappiamo, perché non lo facciamo?" ho affrontato il tema del modello prestativo del baseball e del softball e delle sue conseguenze nell'organizzazione e nella gestione degli allenamenti.

Purtroppo, vedendo cosa sul web viene spacciato per "esercizi di allenamento per il baseball e per il softball", mi rendo conto che, forse, le idee non sono proprio chiare e che si pensa di lavorare in una direzione andando, invece, esattamente in quella opposta.

Vorrei provare a fare un po' di chiarezza:

la figura sopra è, credo, semplice e completa, inoltre le didascalie aiutano di certo.

Evitando toni troppo professorali voglio ricordare giusto al cune cose, non certo mie opinioni ma, come si dice, "evidenze scientifiche":

La prima, banale è che i muscoli, per funzionare, hanno bisogno di energia.

Ancora più banalmente si può dire che, al pari dei motori delle nostre automobili, che funzionano utilizzando la benzina, il gasolio o il metano, i muscoli funzionano utilizzando come carburante il "famigerato" ATP (adenosintrifosfato).

Paragonare muscoli e motori è molto inerente perché entrambi trasformano energia chimica in energia cinetica (movimento), ma a differenza dei motori, che funzionano esclusivamente “consumando” il carburante, i muscoli hanno anche la capacità di “autoprodurlo”. Senza entrare in dettagli chimici è sufficiente sapere che nei muscoli è presente una quantità limitata di ATP, bastante  per compiere un esercizio fisico di pochissimi secondi, questo implica che per poter continuare a lavorare, i muscoli devono essere in grado di “ri-produrlo”, una volta consumato, durante il lavoro stesso.

Questa capacità del muscolo di produrre ATP deriva dallo sfruttamento dell’energia contenuta in altre molecole, ovvero i carboidrati, i lipidi e le proteine.

Semplificando il più possibile (anche a costo di perdere in "precisione") la re-sintesi dell’ATP può avvenire attraverso tre meccanismi:

il meccanismo anaerobico-alattacido nel quale non interviene l’ossigeno e che non produce scorie metaboliche (lattato);

Il meccanismo anaerobico-lattacido nel quale non interviene l’ ossigeno, ma che genera la produzione di lattato (l’energia per la ricarica deriva essenzialmente dai carboidrati);

Il meccanismo aerobico che richiede ossigeno (l'energia per la ricarica può essere "estratta" (in tempi diversi e con la produzione, più o meno cospicua, di scorie) da carboidrati, lipidi e proteine.

Tornando alla figura iniziale appare evidente che i diversi meccanismi energetici non lavorano “in serie”, ma “in parallelo”.

Questo vuol dire che in determinati momenti dell’attività’ fisica questi meccanismi si attivano contemporaneamente e non in successione

A tutto questo si aggiunge la varabile "pause" e "tempi di recupero" che, senza tema di smentita, permette al meccanismo anaerobico-alattacido di ricaricarsi quasi completamente in tempi brevissimi.

Ebbene, sulla base delle "evidenze scientifiche", il professor Dal Monte ha elaborato una classificazione delle attività sportive:

  • attività di potenza (che si esauriscono nell’arco di 10 secondi);
  • attività prevalentemente anaerobiche, che si realizzano nell’arco di 45-50 secondi;
  • attività aerobiche della durata superiore a 45 secondi.

Detto questo, appare chiaro che, rispettando quanto succede durante le partite di baseball e di softball (modello prestativo), i nostri due sport stanno abbondantemente all'interno delle attività di potenza e che i tempi di recupero permettono di sfruttare per quasi tutto l'arco della gara il suddetto meccanismo anaerobico-alattacido.

Allora, a costo di ripetermi, faccio di nuovo la domanda:

"a cosa diavolo servono esercizi che durano troppo tempo, oltretutto svolti a bassa, se non bassissima velocità (e vorrei anche vedere...) visto che stimolano sistemi energetici che durante le gare non vengono minimamente utilizzati?"

Magari però sono io che sbaglio e i video che girano sui social allenano davvero la "reattività" e la "velocità" ...

 

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"L'ANTIBASEBALL" di Andrea De Angelis

Ven, 18/11/2016 - 12:23 -- Fabio Borselli

 

Lo SPEAKER'S CORNER di SOFTBALL INSIDE ospita, ancora una volta con gioia, l'intervento dell'amico ANDREA DE ANGELIS.

Andrea, che ricordo è allenatore di varia e variegata esperienza, stavolta dice la sua prendendo spunto dalle recenti World Series.

Potrebbe parere un semplice "divertissement" ma, fidatevi, c'è molto, molto di più, se si legge tra le righe.

SOFTBALL INSIDE non può far altro che ringraziare Andrea con affetto per la sua, continua, voglia di mettersi in gioco.

***

Si definisce comunemente "antibaseball" una condotta o un abbigliamento poco conforme alle linee guida del “vecchio gioco”.

Questi abbigliamenti o comportamenti vengono quasi sempre puniti dal Dio del baseball.

Facciamo degli esempi:

le ghette, sono ormai considerate "antibaseball"... Ma visti certi calzini che girano per i campi... Ci si potrebbe (spero) ragionare sopra.

La visiera del cappellino tesa e non "arrotondata" è "antibaseball".

Dire:

“è finita manca un solo lancio” è "antibaseball".

Ognuno di noi ha i suoi personali parametri di "antibaseball” e a volte sono essi stessi "antibaseball" e, per finire, anche alcune scelte tattiche sono "antibaseball".

Se nella parte alta del 9° inning, in "una partita di una discreta importanza", le squadre sono in parità e, con un solo eliminato, un corridore  raggiunge miracolosamente la terza, è evidente che il Dio del baseball parteggia per la squadra in trasferta e, magari impietosito da 108 anni di preghiere, ha deciso di aiutarla.

Tentare di segnare il punto con un bunt (ne squeeze, ne bunt a sorpresa) a conto pieno è, a mio parere, indiscutibilmente e assolutamente "antibaseball", questo non significa che non possa funzionare...

A volte capita.

Capita però solo se il Dio del baseball è distratto o addormentato!

Mercoledì 3 novembre 2016, in piena notte, l’umano ha deciso di sfidare il Dio, scegliendo la via dell’"antibaseball".

Una via tortuosa, improbabile e impossibile, e dopo quest’affronto il Dio del baseball ha deciso di girarsi dall’altra parte e di lasciar fare le cose agli umani, certo in cuor suo che la punizione sarebbe arrivata.

Di fatto, mentre gli umani stavano risolvendo le cose a modo loro, nella parte alta del 10° inning, il Manager della squadra di casa ha scelto, a sua volta, di offendere il Dio del baseball strizzando, anche lui, l’occhio all’ "antibaseball":

Ha concesso, infatti, una base intenzionale molto meno offensiva del bunt del 9° inning, magari in apparenza molto meno "antibaseball", anzi quasi una scelta obbligata...

Ma se. alla fine, quel corridore messo in prima base in modo, almeno, discutibile, segna il punto della vittoria, significa sicuramente che mentre il Dio del baseball a volte si distrae lasciando fare, Manitù è, invece, molto, ma molto, più permaloso.

                                                 Andrea De Angelis

 

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