All’incirca e pressappoco

Che, nel vocabolario, sono sinonimi.

Il PRESSAPPOCHISMO è, sempre da vocabolario:

“la tendenza, l’atteggiamento tipico di chi, nel lavoro o in qualsiasi altra attività, si accontenta dell’approssimazione.

Senza preoccuparsi affatto dell’esattezza e della precisione”.

(Fonte vocabolario online Treccani).

Baseball e softball sono, lo sento ripetere da sempre e lo sappiamo bene, sport di numeri, di statistiche esatte e precise.

Sport nei quali, per la loro natura di essere misurabili e analizzabili, non ci dovrebbe essere spazio per il CIRCA e il PRESSAPPOCO.

Eppure…

Eppure tutti noi, nessuno escluso, abbiamo detto (e continuiamo a dire…) cose del tipo:

“facciamo UN PO’ di stretching” poi “ fate QUALCHE giro di campo”.

Oppure , “adesso UN PO’ di corsa, poi UN PO’ di battute”o anche“riscaldiamo UN PO’ il braccio”…

O PRESSAPPOCO così.

Potrei continuare… Purtroppo potrei continuare…

Di sicuro la mia formazione culturale e professionale mi impedisce di affrontare un qualsiasi argomento senza conoscerne le basi e i fondamenti.

Di sicuro prima di parlare cerco di capire e se c’è qualcosa che non conosco cerco di informarmi.

Fortunatamente non sono il solo.

Conosco persone che, quando devono cambiare lo smartphone, l’auto, un nuovo elettrodomestico oppure scegliere il luogo per una vacanza, diventano “esperti di caratura mondiale” su quello specifico argomento:

fanno ricerche sul web, leggono libri e riviste, fanno domande, si fanno domande…

Cercano di capire e, immancabilmente, fanno scelte oculate e soddisfacenti, scelte che dimostrano capacità di imparare anche in ambiti che non sono loro consoni o abituali.

Spesso, purtroppo troppo spesso, quello stesso rigore, quelle stesse persone, non lo applicano, però, al baseball e al softball.

Mi sono trovato in discussioni con colleghi allenatori di baseball e softball e ho, amaramente, constatato che il nostro modo di fare le cose è diverso da quello che fanno GLI ALTRI.

Poi mi sono trovato in discussioni con colleghi allenatori di altri sport e ho dovuto, amaramente, constatare che GLI ALTRI ci vedono come dei “simpatici e pittoreschi dilettanti”.

Non come gli esperti preparatori di atleti che invece diciamo di essere.

Il problema, credo, è che questa immagine che diamo è vera. Assolutamente vera. Tristemente vera.

Purtroppo la scienza dello sport è assente ingiustificata dai nostri campi.

Non sappiamo, non conosciamo, non studiamo…

Certo, sappiamo tutto sulla battuta o sul lancio.

Ci facciamo, però, domande su come si allenano o come si dovrebbero allenare, veramente, queste abilità?

Parliamo di errori e correzioni, ma sappiamo davvero su come e cosa si deve (o non si deve) correggere?

Facciamo le stesse cose, le stesse identiche cose sia che i nostri atleti siano dodicenni o trentenni.

Ma ci poniamo domande sul “come funziona” e sul come apprende, veramente, un essere umano?

Sappiamo cosa porta al campo i nostri atleti e come sostenere la loro motivazione?

Abbiamo un idea di quanti danni (che gli atleti scopriranno e pagheranno più avanti, quando non giocheranno più) rischiamo di provocare sbagliando esercizi, carichi, modalità, intensità e tempi dell’allenamento?

Siamo certi che “allenare” sia la parola giusta quando lavoriamo con bambini e adolescenti?

Siamo consapevoli, sempre e comunque, di cosa stiamo, realmente, facendo?

Oppure ne siamo PRESSAPPOCO consapevoli?

Secondo me, l’ho già detto e ripetuto così tante volte da risultare pedante e antipatico, la strada per cambiare la visione che GLI ALTRI hanno di noi è solo e soltanto una:

quella della professionalità, quella della conoscenza, quella della competenza.

Una volta per tutte dovremo trovare il modo di rappresentarci come SCIENZIATI e STUDIOSI dei nostri sport:

SCIENZIATI alla ricerca di conferme.

Pronti a diffidare dei sentito dire.

Ancora più pronti a mettere alla prova tutte le certezze acquisite e a superare le convenzioni se queste si dimostrano prive di rigore e fondamento scientifico.

STUDIOSI disposti ad analizzare ogni aspetto, ogni particolare, ogni più piccola inezia per acquisire conoscenza da mettere a disposizione degli atleti.

Insomma allenatori disposti a studiare e sviluppare, appunto, la SCIENZA DEL BASEBALL E DEL SOFTBALL.

Scienza che, sono convinto, non è fatta e non può essere fatta di “un PO’ di questo e un PO’ di quello”.

Il tutto, anche, per farci sedere allo stesso tavolo di quelli che, continuando a essere quelli dell’ALL’INCIRCA E PRESSAPPOCO, ci considerano allenatori “per finta”.

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