Allenamento a Zona

La tendenza naturale dell’essere umano è quella di evitare le situazioni che lo possano mettere in difficoltà o che possano mettere in discussione la sua possibilità di gestirle.

Questa tendenza è la paura del nuovo, dell’ignoto, dell’incontrollabile, o presunto tale.

E’ anche la paura di sbagliare, di fallire, di non apparire efficace a se stesso ed agli altri.

Si è nella propria zona di comfort quando ci si trova in ”territorio amico”.

Quando tutto quello che può accadere è conosciuto, controllabile, agevole.

Quando si è pienamente consapevoli delle proprie capacità e dei propri punti di forza.

La zona di apprendimento è, invece, ”dietro le linee nemiche”.

Un luogo dove si trova una situazione non completamente conosciuta, non abituale e non agevole.

Dalla quale si è spaventati ma attratti e nella quale si è costretti ad entrare dal desiderio di imparare.

Entrare, letteralmente, nella zona di apprendimento è, quasi sempre, un azione consapevole.

Rappresenta, pur nella sua difficoltà, un’opportunità di crescita personale.

Generalizzando, credo che uno degli aspetti più complessi del mestiere di allenatore, consista nella sua capacità di “contrattare” con l’atleta il passaggio tra queste due zone:

Durante l’allenamento deve riuscire a convincerlo a passare nella zona di apprendimento.

Facendogli lasciare il porto sicuro delle sue certezze, facendo In modo che possa acquisire nuove capacità e sicurezze.

Capacità e sicurezze che amplieranno la su zona di comfort con l’integrazione delle nuove conoscenze.

Deve aiutarlo, invece, a rimanere nella sua zona di comfort che, come detto, si sarà allargata grazie all’allenamento, quando deve affrontare la competizione.

Quando ha bisogno di sentirsi pienamente artefice di quello che sta succedendo.

Per ottenere questo risultato e consentire una transizione consapevole e soddisfacente è necessario che, il coach, abbia la capacità di sviluppare una equilibrata programmazione del piano di allenamento.

Questa capacità deve essere unita all’abilità di saper dosare le proposte allenanti, miscelando abilmente le esercitazioni.

In modo da mescolare attività di consolidamento delle capacità a attività che portino al superamento delle stesse.

Si devono sottoporre all’atleta esercizi, situazioni e problemi che siano fonte di incertezza e di disequilibrio,.

Ma le stesse situazioni non devono risultare, contemporaneamente, capaci di scatenare eccessivo stress o frustrazione.

Tutto questo facendo attenzione a non scegliere attività e situazioni troppo rassicuranti

Situazioni percepite dagli atleti come banali e non come una sfida alle proprie capacità e abilità.

Mi piace riportare, in proposito, una definizione che Tom Landry, considerato uno degli allenatori di football americano più importanti e innovativi nella storia di questo sport, ha dato del processo di allenamento e che condivido pienamente:

“L’allenamento è l’arte di far fare agli atleti cose che NON vogliono fare, allo scopo di raggiungere ciò che VOGLIONO raggiungere”.

 

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