Calico Joe e il Baseball

Non sono, decisamente, un fan di John Grisham:

dei suoi innumerevoli romanzi ne ho letti solo tre, guarda caso tutti e tre ambientati nel mondo dello sport.

Dopo il, tutto sommato banale, “il professionista” ambientato a Parma, nel mondo del football americano made in Italy.

E dopo un più intenso (ma niente di trascendentale, intendiamoci) “l’allenatore”, mi sono avvicinato alla sua ultima fatica, “Calico Joe” appunto

Spinto, sopratutto, dalla curiosità di leggere, in italiano, un romanzo ambientato nel mondo della Major League Baseball.

Devo subito dire che “Calico Joe” è un romanzo sul baseball, che parla di baseball e dove si respira baseball, non saprei dire se è un capolavoro:

il baseball che racconta annebbia e confonde la vista sul resto.

Ma non è del libro in se che voglio parlare, bensì della gustosa appendice all’edizione italiana.

Appendice nella quale Grisham si cimenta con una spiegazione del gioco ai “profani”.

Il tentativo è, quantomeno, lodevole, ma complica, a mio parere, ancora di più la vita a chi di baseball non ne capisce.

C’è, però, un passaggio, secondo me esilarante, dedicato agli allenatori:

“Una squadra professionistica di baseball ha uno staff di allenatori:

coach per i lanci, coach per le battute.

Suggeritori in territorio di foul vicino alla prima e alla terza base, e un bench coach, o assistente, per citare i più importanti.

Il grande capo è il Manager.

Un guru saggio e indurito dalle battaglie che governa il dugout.

Prende le decisioni cruciali, elabora la strategia ed è il primo a essere licenziato quando la squadra comincia a perdere.

Per una qualche ragione, sia il manager sia i suoi coach indossano divise identiche a quelle dei giocatori.

Il fatto che questi anziani guerrieri cerchino invano di sembrare giovanili e in forma nelle loro aderenti tenute di poliestere assicura spesso momenti di comicità.

Dopo anni di ricerche devo ancora trovare una spiegazione ragionevole del perché i coach del baseball vestano come i giocatori.

Provate a immaginare un allenatore di basket (basso, grassoccio e di mezza età) che cammini avanti e indietro a bordo campo in sneaker, shorts larghissimi e canottiera della squadra.

Oppure un coach di football con tutte le protezioni e il caschetto in testa…”

Tutto qui, niente manie da recensore, volevo soltanto condividere con chi il libro non l’ha letto, o non lo leggerà mai, oppure con chi ha saltato a piè pari l’appendice (come, in realtà, sono stato tentato di fare io) un piccolo frammento di “baseball visto da fuori”.

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