“I TECNICI…”

Lo Speaker’s Corner di SOFTBALL INSIDE ospita un nuovo “pezzo” di FRANCO LUDOVISI, inviato come commento al post “Giacomino e Giacomina” pubblicato all’inizio della settimana.

Coach Ludovisi ci tiene a specificare che “l’intervento è già apparso su un altro sito, forse Tuttobaseball, nel 2010. Ma credo che ripeterlo non danneggi nessuno” (sono parole sue…).

SOFTBALL INSIDE è assolutamente daccordo che “repetita iuvant” e pubblica volentieri questo suo contributo.

***

Questo piccolo brano:

“Conosco allenatori che coinvolgono giocatori e giocatrici di categoria ragazzi/e in allenamenti (purtroppo assolutamente ripetitivi, specializzanti e per nulla multilaterali) che durano anche 3 ore consecutive anche 4/5 volte la settimana.”

Mi ha richiamato alla memoria questo vecchio articolo:

I tecnici, questi EREMITI DI MASSA, al di fuori della realtà che cambia.

Adesso farò qualche considerazione sui tecnici  italiani di baseball.

Quanto andrò ad affermare non deve essere generalizzato, ma si riferisce solo alle mie esperienze e a molte mie conoscenze personali. Oggi, quando si parla di giovani, qualcuno ama definirli EREMITI di MASSA.

Io estendo la dizione ai Tecnici di baseball. Perché EREMITI?

Perché si comportano proprio come gli eremiti che ripetono in solitudine i loro riti, sempre gli stessi ovviamente, per la mancanza di contatto con la realtà che cambia. Nella solitudine del campo da baseball i nostri allenatori cominciano imponendo ai ragazzi:

  •  un paio di giri di corsa che vengono fatti coi piedi stancamente trascinati perché non se ne capisce il senso,
  •  poi proseguono con lo stretching non dimostrato, ma lasciato applicare ai giovani che chiacchierano in cerchio nelle più strane posizioni di presunto stiramento,
  •  passano poi ad un indiscriminato ed incontrollato riscaldamento del braccio che non tiene conto dei ruoli e delle mansioni dei prospetti,
  •  prosegue con un allenamento di difesa che altro non è che l’infield prepartita appena un poco più esteso,
  •  per concludere, ecco il massimo, con il timing di battuta:

il timing, cioè la fase finale della preparazione alla battuta dove ci si allena a prendere il tempo sul lancio, ma dove è impossibile modificare un movimento scorretto anche se l’accorto allenatore di solito è pronto a suggerire “spingi di più, accorcia il passo, non battere tutto quello che passa”.

E questo timing è fatto sul lancio di un volonteroso pitcher, quasi sempre un coach, che semmai lancia da distanza ridotta perché non ce la fa dai diciotto metri e tira palle che non vedrai mai più, nemmeno in una partita amatoriale, infine c’è anche la corsa sulle basi, nel migliore dei casi, che si concreta con alcuni scatti da casa in prima o da casa in seconda punto e basta.

Perché di MASSA? Perché tutti, nella loro assoluta solitudine, si comportano nello stesso modo.

Adesso correggere questa prassi introducendo:

  • un riscaldamento più opportuno come ad esempio scatti brevi e in progressione, eseguiti anche di lato o all’indietro le cosiddette “Cariocas” adottate anche da grandi Club di calcio
  • per proseguire con streching guidato nei movimenti e nei tempi
  • per effettuare poi il riscaldamento del braccio accoppiando giocatori dello stesso ruolo che quindi tirano dalla stessa distanza avendo cura di iniziare da due terzi della distanza stessa per arrivare a superarla e ritornare infine a quella corretta,
  • completare una difesa che preveda molte prese e pochi tiri mirati,
  • e poi un allenamento di battuta dove si scomponga il movimento e per ogni singola scomposizione ci si lavori sopra per ricompattare il tutto in un toss o con un tee e poi passare al timing semmai eseguito da veri lanciatori o ex lanciatori che ti impegnino a colpire bene avendo già appreso e assunto il giusto movimento di battuta
  • e concludere con una corsa sulle basi che preveda un distacco primario, un successivo allontanamento sul lancio per poi ritornare alla base o partire sulla battuta, simulare le rubate ecc.

Tutto questo migliorerebbe lo schema descritto all’inizio, ma ci farebbe diventare a nostra volta EREMITI con un miglior tasso tecnico.

Ma allora che cosa vuoi dai tecnici? Per esempio – come afferma Umberto Calzolari nella sua guida all’insegnamento nell’opuscolo rivolto ai giovani allenatori “La  Sperimentale n.1” – che il Tecnico/Istruttore fosse “preposto all’insegnamento del gesto tecnico, di una strategia, di una filosofia comportamentale, sportiva, leale e coerente. Nonché, nel limite delle sue possibilità, di una educazione civica, di rapporto col gruppo, il più sapiente possibile”.

Ma, per tornare al concreto, che si facciano anche allenamenti sulla difesa (e attacco) sul bunt, sulle rubate, sulle coperture delle basi, sulle assistenze dei lanciatori, sulle tecniche di attacco in genere.

Ricordo che a metà degli anni 70 a Castenaso provammo a realizzare un gioco molto particolare:

su una valida avversaria a destra senza corridori sulle basi l’esterno raccoglie la palla e la indirizza in  seconda al difensore di tale base che gli fa il ponte; il ricevitore copre la prima passando davanti al suggeritore, poi passandogli dietro, quindi non visto se non troppo tardi, si piazza sulla prima; il primabase tenta prima di intercettare la palla se è una radente, ma comunque si allontana molto dalla propria base come a dimostrare l’impossibilità di un gioco in prima; il corridore avversario, di norma, raggiunge la prima e poi prosegue un poco verso la seconda per vedere se è possibile l’avanzamento; in questo caso si allontana di più visto che il prima base è molto fuori; a questo punto il seconda base ricevuta la palla dall’esterno assiste sulla prima al ricevitore nel tentativo di cogliere fuori il corridore.

Ci sono poche occasioni per tentare questo gioco e ci vuole molto addestramento per eseguirlo correttamente: ma in una partita giocata da noi in casa ci fu l’occasione e fortunatamente il gioco riuscì appieno. La nostra squadra, panchinari compresi, esultò come se avesse vinto il campionato.

Eravamo riusciti in quello che avevamo provato e riprovato di fare: avevamo vinto!

Forse questo metodo di allenarsi per qualcosa in più e di diverso potrebbe essere il modo di uscire da qualsiasi EREMITAGGIO, ma certamente non ci farebbe rimanere nella MASSA.

Franco Ludovisi

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