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Campioni senza valore

Questa volta è un invito alla lettura.

Il libro si intitola “Campioni senza valore”, è stato scritto dal Prof. Alessandro Donati ed è edito dai tipi di Ponte alle Grazie, nel lontano 1989.

Donati è un allenatore di atletica leggera e, ricercando sul web, il suo nome si incrocia con quello del marciatore Alex Schwazer ( e qualsiasi opinione si abbia sul “caso Schwarzer”… Dopo la lettura del libro…).

Sappiate che il volume in questione è pressoché introvabile:

poche settimane dopo la sua pubblicazione è sparito misteriosamente e non certo per volere di Donati.

Fortunatamente alcuni appassionati sono riusciti a recuperare una copia, pubblicandola sul web.

Lo stesso Donati racconta che la copia di “Campioni senza valore” in suo possesso l’ha ottenuta scaricandola da internet (questo il link…)

Il libro parla di atletica, di doping, di sport, di scienza, di pseudoscienza, di interessi economici , di dignità e di valori.

Il libro fa nomi e cognomi, riporta fatti, punta il dito sul doping e  lo condanna, senza se e senza ma.

MI chiederete:

cosa c’entra con il baseball e il softball?

Forse poco, anzi, a dire il vero, spero nulla, ma la mia anima di sportivo freme.

Credo che l’argomento sia, o debba diventare, oggetto di studio per chi, professionalmente o meno, si occupa di “allenare”.

Non è possibile girare la testa e sperare che l’argomento “non ci tocchi”.

credo che una delle caratteristiche più letali del doping sia la falsa convinzione che, dopotutto, possa essere “un problema degli altri”.

Vi avviso che è un libro tosto, che non fa sconti. Come dovrebbe essere quando si parla di sport (ma non solo…).

Vi invito a leggerlo, io l’ho fatto… Tutto d’un fiato.

 

 

Calico Joe e il Baseball

Non sono, decisamente, un fan di John Grisham:

dei suoi innumerevoli romanzi ne ho letti solo tre, guarda caso tutti e tre ambientati nel mondo dello sport.

Dopo il, tutto sommato banale, “il professionista” ambientato a Parma, nel mondo del football americano made in Italy.

E dopo un più intenso (ma niente di trascendentale, intendiamoci) “l’allenatore”, mi sono avvicinato alla sua ultima fatica, “Calico Joe” appunto

Spinto, sopratutto, dalla curiosità di leggere, in italiano, un romanzo ambientato nel mondo della Major League Baseball.

Devo subito dire che “Calico Joe” è un romanzo sul baseball, che parla di baseball e dove si respira baseball, non saprei dire se è un capolavoro:

il baseball che racconta annebbia e confonde la vista sul resto.

Ma non è del libro in se che voglio parlare, bensì della gustosa appendice all’edizione italiana.

Appendice nella quale Grisham si cimenta con una spiegazione del gioco ai “profani”.

Il tentativo è, quantomeno, lodevole, ma complica, a mio parere, ancora di più la vita a chi di baseball non ne capisce.

C’è, però, un passaggio, secondo me esilarante, dedicato agli allenatori:

“Una squadra professionistica di baseball ha uno staff di allenatori:

coach per i lanci, coach per le battute.

Suggeritori in territorio di foul vicino alla prima e alla terza base, e un bench coach, o assistente, per citare i più importanti.

Il grande capo è il Manager.

Un guru saggio e indurito dalle battaglie che governa il dugout.

Prende le decisioni cruciali, elabora la strategia ed è il primo a essere licenziato quando la squadra comincia a perdere.

Per una qualche ragione, sia il manager sia i suoi coach indossano divise identiche a quelle dei giocatori.

Il fatto che questi anziani guerrieri cerchino invano di sembrare giovanili e in forma nelle loro aderenti tenute di poliestere assicura spesso momenti di comicità.

Dopo anni di ricerche devo ancora trovare una spiegazione ragionevole del perché i coach del baseball vestano come i giocatori.

Provate a immaginare un allenatore di basket (basso, grassoccio e di mezza età) che cammini avanti e indietro a bordo campo in sneaker, shorts larghissimi e canottiera della squadra.

Oppure un coach di football con tutte le protezioni e il caschetto in testa…”

Tutto qui, niente manie da recensore, volevo soltanto condividere con chi il libro non l’ha letto, o non lo leggerà mai, oppure con chi ha saltato a piè pari l’appendice (come, in realtà, sono stato tentato di fare io) un piccolo frammento di “baseball visto da fuori”.