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“ALLENARE I GRANDI”

Torna sullo SPEAKER’S CORNER di SOFTBALL INSIDE il tecnico-scrittore NICCOLÒ BRUSINI.

Toscano D.O.C. Niccolò è un allenatore di fresca nomina ma con le idee chiare.

Facile capirlo, del resto, come si può  capire da quello che scrive.

Naturalmente, non condivido in toto il suo pensiero e il suo argomentare.

Cero è che questo suo breve “articolo”, nato quasi per scherzo a margine di una “conversazione epistolare”, offre spunti interessanti.

Lascia trasparire una grande passione e, ultimo ma non ultimo, lascia intendere che Niccolò è molto attento ai particolari.

***

Se per qualche congettura astrale, dopo aver allenato squadre di principianti, vi trovate ad allenare una Serie C o superiore, dovrete reimpostare completamente il vostro approccio all’allenamento e ai giocatori.

Da essere Istruttore o Educatore vi troverete a essere veri Allenatori.

Se da una parte potrete essere più diretti ed espliciti con loro, dall’altra dovrete mettere in conto che qualcuno sarà pronto a rispondervi sia come tono che come linguaggio e stavolta le occhiatacce ed i giri di campo non saranno sufficienti.

Ecco allora che questa fase va divisa in due:

approccio tecnico ed approccio emozionale.

Partiamo dall’emozionale.

Come prima cosa dovrete cercare di categorizzare i vostri atleti dal punto di vista comportamentale e caratteriale.

Non mi stancherò di ricordarvi di farvi delle schede e di prendete appunti.

Serve a voi per impressionare nella mente meglio alcune cose e serve alla squadra per sentirsi comunque sempre controllata.

Una volta che avrete “letto” i vostri atleti potrete iniziare ad allenarli.

Ognuno di voi avrà modi diversi di fare e possiamo quindi distinguervi nelle seguenti macro categorie:

  • Allenatore duro,
  • Allenatore amico,
  • Allenatore tecnico,
  • Allenatore distaccato.

Queste categorie non sono le stesse che si ritrovano per i bambini perché il vostro “pubblico” è completamente diverso.

Ovviamente la giusta commistione tra questi porterebbe al Manager perfetto, ma si sa… Nessuno è perfetto.

Quindi cerchiamo di capire, a seconda della categoria dove vi mettete, quali possono essere i migliori consigli per voi.

La difficoltà dell’allenatore duro sta nel fatto che deve esserlo sempre.

E con tutti.

Altrimenti perde di credibilità.

Dovrà mantenere l’ordine a forza di giri di campo e di flessioni, non potrà permettere momenti di stanca, non avrà mai modo di fare una battuta in più o di passare sopra a mezze frasi sentite o immaginate.

Sicuramente un allenatore così manterrà alta la concentrazione in allenamento ma aumenterà anche la possibilità di errore dovuta al timore di sbagliare e spesso correrà il rischio che la squadra si rivolti contro di lui anche se non apertamente.

Dall’altra parte l’allenatore amico rischierà di trovarsi in mezzo ad allenamenti all’insegna dell’anarchia. Materiale buttato nel mezzo, atleti che non fanno quello che gli viene detto, risposte torte da parte dei vostri atleti.

Sicuramente il rapporto sarà più alla pari ma porta ad una serie di difficoltà che difficilmente porteranno a buoni risultati.

Personalmente sconsiglio un rapporto così paritario tra voi e i vostri ragazzi perché per quanto bello possa sembrare vi impedirà di fare il vostro lavoro.

L’allenatore tecnico è quello che spiega ogni cosa dal punto di vista prettamente tecnico

Che va avanti a fare millemila swing fino a che questo non viene eseguito nel modo corretto (che non sempre è il più efficace).

Questo tipo di allenatore interromperà continuamente ogni fase di allenamento per riposizionare, spostare, far notare, riprendere ogni movimento sbagliato.

L’allenatore tecnico andrà aventi a spiegare i gesti tecnici anche più volte nello stesso allenamento, anche allo stesso atleta.

L’allenatore distaccato è colui che prepara l’allenamento e qualsiasi cosa accada prosegue finché non lo porta a termine.

Seguito o no, compreso o no lui procede dritto senza domandarsi se gli atleti gli stanno dietro o lo capiscono.

Sa che l’allenamento che ha impostato può essere eseguito senza problemi quindi non si smuove di un passo.

Una volta che avete deciso in quale allenatore vi rispecchiate di più dovrete cercare di adattare il vostro essere ai vostri atleti facendogli credere ovviamente che la cosa si svolge al contrario.

Niccolò Brusini

“L’ULTIMO INNING” (3 di 3)

Terzo e ultimo appuntamento con il racconto di NICCOLO’ BRUSINI sullo SPEAKER’S CORNER di SOFTBALL INSIDE.

***

Il suono della mazza che colpisce la palla è uno dei suoni che preferisco. In assoluto. Non è un rumore. E’ un dolce suono.

Ed ora l’ho sentito. La battuta è lunga. Alta. Troppo alta. Sono tre secondi che durano troppo.

VAI, VAI, VAI!!! eliminata. Eliminata ma un altro punto entra. ecco la parità 4 a 4 .

O si vince o si perde. Non esiste il pari; è il suo bello. In un film esiste “o piove” ma oggi è caldo. Troppo caldo per piovere.

– Giò, lo sai che devi fare? Portami a casa ‘sta vittoria.

Mi sorride tesa. Lei lo sente che andrà bene. O almeno lo fa credere, o lo vuole credere. Io no. Sensazione di merda. Caldo. Troppo caldo.

– Brava Madda, hai fatto entrare il punto. Bene così.

Le sorrido. Sorrido a Cinzia che entra in battuta. Concentrata. Mi guarda. Segnali. Ora sta a lei contro il mondo.

Primo lancio. Perfetto. Cazzo mi stai immobile… Non posso però darle ancora più tensione di quella che vive già. Dai, la tua. Ce la fai. Lancio. Nulla. Ball. Respira. Cazzo ho sete.

Respiriamo entrambe. Tutti nuovamente posizionati. Io al mio posto. Come sempre. Come da trent’anni. Trentadue. Ora non posso fare altro che aspettare.

Solo. Lei è sola contro il mondo. Io soltanto solo. E vorrei tanto avere il mondo davanti. Ah quanto lo vorrei.

La lanciatrice lascia la palla. Un attimo. Un gesto mille volte visto.

Un suono. Mille volte sentito. VIA, VIA, VIA SU TUTTO…

Già, su tutto… Ela palla stavolta è alta. Non troppo alta. Ma va lontano… Così lontano che… È fuoricampo. Incredibile.

Come se mi avessero sparato con un razzo sulla Luna. O quando col mare mosso prendi le onde alte come te, in piedi sulla riva.

Urla. Gioia. Dolore. Colore. Buio. Tutto. E’ tutto. E’ il tutto. Piange. Lei come me. Come tutti. La mia ultima partita. Sarò ricordato.

Le ragazze si abbracciano tutte. Io faccio quello che ho fatto sempre. Vado a sostenere le ragazze sconfitte.

Provo.

Ma sta solo a loro adesso capire cosa è importante e cosa è fondamentale. Cosa è la vita vera. Lo faccio un po’ per loro e un po’ per levarmi dall’imbarazzo di scoprimi non coinvolto abbastanza dai miei giocatori in festa.

Sempre avuto questo timore.

Per me oggi era fondamentale essere ricordato. Questo. La mia ultima partita. Le ragazze festeggiano. Io resto in disparte. Come sempre. Solo.

Mi vengono a prendere. Mi lanciano in aria. Piango e soltanto io so perché. Ma è giusto così.

Loro hanno vinto.

Io le ho felicemente accompagnate.

Per l’ultima volta.

Niccolò Brusini

 

leggi la prima parte del racconto di Niccolò

leggi la seconda parte del racconto di Niccolò

“L’ULTIMO INNING” (2 di 3)

Arriva sullo SPEAKER’S CORNER di SOFTBALL INSIDE la seconda parte del racconto scritto da NICCOLÒ BRUSINI.

La terza e ultima parte a breve.

***

La mia ultima partita. Lo so io. Soltanto io. Interessa alle mie giocatrici? Devo concentrarmi sul gioco.

Si, interessa. Mi rispettano. Mi vogliono bene. Lo so. Lo sento. Sono giocatori.

Sono giocatori che si stanno giocando la finale. Cinque cerchi. Vederli così da vicino e sapere che sono lì per te, fa quasi timore.

Ma io ci sono. E ci sono lì perché sono bravo. Ultima partita. Ultima occasione per essere ricordato.

Ricordato da chi però ? Da chi voglio io essere ricordato? Chi vogliamo che ci ricordi una volta morti? Faranno un Memorial a mio nome? Bello sarebbe.

Sarebbe bello portassero avanti i miei ideali sportivi. Si. Ma che ideali ho? Voglio vincere. Altrimenti non sarei qua. Sete di vittoria. Sete. Si. E caldo. Caldo infame.

Battitore veloce, corridori veloci. Provo. Segno il bunt sorpresa. Belli i segnali. Un gioco che ha solo questo sport.

Ma anche qua arriva la tecnologia. Tanto è la mia ultima partita. Può arrivare ciò che volete. Io il mio l’ho fatto. Nulla mi può fermare ormai.

Oddio. qualcosa si mi può fermare. Anzi, qualcosa mi ferma. Fanculo. Mi fa caldo. Ora non devo pensare. Ora c’è solo il campo, la polvere, le mie ragazze. Ed il caldo.

GIU’! ATTENTA! VAI, VAI, VAI… GIRAAAAA!

Errore della difesa. Meraviglioso per me. Per loro, anzi. No via, anche per me. Punto entrato.

Una in terza, Una in prima. Un out. Battitore peggiore nel box. Sono il meglio del meglio italiano. Ma la peggiore… Lo sapevo.

Ho sbagliato a metterla in campo. Dovevo mettere Elisa. Stronza. Fa la cretina di notte prima della finale.

Ed io sono così. Devo mantenermi così. Panca. La mia ultima partita. Fanculo. Ho sbagliato, dovevo metterla.

Chi si ricorderà della mia etica? Se perdo si ricorderanno che ho perso la finale non che sono coerente.

Coerente? Ma io devo vincere. Anche a costo di  pestare le mie idee. O no? Ma che ne so. GRAN RUBATA!! GRANDE GIO’!!

Grande… Grande davvero.

Ecco lei si, un esempio. Fatica. Coerenza. Testa. Giovane. E chi la ferma ? Talento puro con una gran voglia di imparare. Bello allenare ragazze così.

Bello allenare punto. Bello stare su questi campi. Bello poter portare avanti le mie idee e provare a condividerle. Memorial. Bello…

Mi ricorderanno così. chiederanno alle mie ragazze chi ero? Chissà cosa risponderanno.

Ora testa alla partita.

Sono sotto di un punto. Un cazzo di punto. Sto perdendo. O si vince o si perde. Ho vinto tanto così. Ma oggi è diverso.

Mi fa caldo. La peggiore nel box. Faccio i nuovi segnali. Chissà se sente la mia sfiducia in lei. Devo sorriderle.

Anzi. Chiedo tempo. Mi avvicino. Devo tranquillizzarla perché io ho bisogno di staccare la mente. Potrei dirle tutto. Non so quanto mi ascolta. Forse non sente le parole ma sicuramente le arriva un po’ della mia energia. Vediamo.

Torno nella mia area.

E’ lei ora. Non ci sono più io. Solo lei. Lei e ciò che le ho passato negli anni. Io e tutti gli altri che l’hanno plasmata. Allenatori, compagni, amici, fidanzati, amori. Tutto adesso è li. Concentrato. Tutto ciò che fa una persona.

Caldo… Ho caldo.

Niccolò Brusini

leggi la prima parte del racconto di Niccolò

leggi la terza parte del racconto di Niccolò

 

“L’ULTIMO INNING” (1 di 3)

Quello che oggi presento sullo SPEAKER’S CORNER di SOFTBALL INSIDE è un racconto breve, un vero e proprio “racconto di guerra”, scritto da NICCOLÒ BRUSINI, appassionato e neo-allenatore, conosciuto al ultimo corso per tecnici di base svolto in Toscana.

Niccolò è un “grande ammalato” di questo sport e mi ha “girato” il suo racconto.

L’ho letto e ho deciso in un istante di pubblicarlo, perchè il GIOCO ha anche bisogno di storie e questa è davvero una bella storia.

Prima, però, lascio a Niccolò il compito di presentarsi:

“sono Niccolò, provengo dalla vecchia guardia del baseball, quello giocato nei campi di carciofi con delle improbabili divise una taglia sotto la propria.

Dopo essermi allontanato per anni dai campi mi sono ritrovato a portare mia figlia al softball scoprendo che veramente… Un diamante è per sempre.

Iscritto al corso di Tecnico di Base ho avuto la fortuna di conoscere persone deliziose che mi hanno aumentato la febbre di baseball (ma personalmente più di Softball).

Tra queste Fabio che mi ha ispirato insieme a Simona (carissima amica da sempre) questo racconto, scritto di getto per un concorso letterario.”

Per motivi di spazio e perché il racconto è ricco di phatos, d’accordo con il suo autore, lo abbiamo diviso in tre parti.

Quella che segue è la prima, le prossime a breve.

Un grazie a NICCOLO BRUSINI per la sua disponibilità e per la sua passione!

***

Caldo. Un caldo infame. Si gioca sempre d’estate e le estati sul campo sono sempre le più calde.

Mi devo concentrare di più. Sto perdendo il punto focale. Caldo, mi fa caldo. Il gioco più complesso del mondo. Si. Non il più difficile ma il più complesso.

Si gioca con le mani, con le gambe, con il corpo ma prima di tutto con la testa. Già con la testa.

Quanti anni sono che alleno? Sono trenta… No sono di più, sono esattamente… Dunque… Trentadue.

Trentadue anni a respirare polvere. Quella che ti entra nella gola e si va a fermare nella tua testa…

CORRI !! SENZA GUARDARE! VAI VAI !!

Ecco. Giocatore in seconda base e giocatore in prima. Ed io in terza a suggerire. Sempre al mio posto.

Devo pensare. Ho sbagliato. Al solito, ci penso e poi non lo faccio. Intervallare un battitore forte con uno meno forte. Invece no. Ora mi trovo con quelli più scarsi tutti insieme.

Ora. Ora che perdo di due punti. Ultima possibilità. La mia ultima possibilità. Già, non vedrò altri campi, non respirerò questa terra rossa ancora, no…

Faccio i segnali al nuovo battitore. Lei è sola. è lei contro il mondo. Ed io devo dirle cosa fare. Lei sa il come. Ma la responsabilità del cosa è mia.

Sempre stato così. Mi piace sia così. Mi è sempre piaciuto dare ordini. E prendere le mie responsabilità e le mie soddisfazioni.

Ma i tempi sono cambiati. Il manager non è più chi vince. Vincono i giocatori ormai. Io non ho mai vinto da giocatore. Forse per questo alleno.

Ed ora mi fa veramente caldo.

Trent’anni sui campi sono tanti. Ne ho vissute di situazioni, persone, personaggi, amici e nemici.

Spesso i miei amici si sono trasformati in nemici, ma a volte anche nemici si sono dimostrati poi amici, o almeno umani.

Già, l’umanità delle persone. Quanto l’ho cercata sempre, in ogni mio giocatore!

Quello più della tecnica. Anzi no, sviluppare l’umanità del mio giocatore perché renda il massimo in campo.

Ma allora il mio scopo è stato solo sempre vincere? o cercare il lato bello dell’uomo? O, forse…

VAI, VAI, VAI… GIU’, SCIVOLA, GIU’…

Eliminata. Non dico niente. So che il suo massimo era questo. Vorrei darle una manata. La vorrei mangiare, ma era quello il suo massimo.

Non posso. Non devo. Cerco di sorriderle e l’aiuto ad alzarsi. Non mi viene il sorriso.

Tensione. Caldo sempre più caldo. Un eliminato. Sotto di due punti.

Niccolò Brusini

 

leggi la seconda parte del racconto di Niccolò

leggi la terza parte del racconto di Niccolò